#SaldaPress / “GrizzlyShark” e l’esilarante brutalità di Ryan Ottley

Grizzlyshark copertina
Fabrizio Nocerino

Grizzlyshark 2Alzi la mano chi, almeno una volta nella vita, ha fatto un tuffo in mare senza pensare “E se all’improvviso mi trovassi di fronte un enorme squalo bianco?” Una paura infantile, sciocca in fondo, magari causata da Lo Squalo di Spielberg. La domanda, peró, resta.
E se succedesse davvero? Se si presentasse la sventura di arrivare muso a muso con un predatore virtualmente invincibile, affamato e pronto a sfamarsi delle nostre carni? Fortunatamente, c’è Ryan Ottley a rassicurare i pavidi lettori: non ci sono piú squali bianchi in mare. Sono tutti nei verdi, incontaminati boschi, aspettando il momento giusto per divorare i poveri avventori. Sono tutti nascosti tra le pagine di Grizzlyshark.

Pubblicato da Image Comics e giunto qui in Italia grazie a SaldaPress, Grizzlyshark segna il debutto di Ryan Ottley come autore completo, firmando i testi e disegni di questo folle concept nato, come spiegano gli extra in chiusura del volume, insieme al collega ed artista Jason Howard. Sebbene nelle pagine del fumetto e nei retroscena raccontati da Ottley non si faccia il minimo accenno a sostanze stupefacenti, l’idea di una letale fusione tra orso grizzly e squalo bianco sembra partorita dalla mente di due amiconi che, strafatti, si scambiano opinioni sulle creature piú strambe che possano esistere.

Cresciuto con MAD Magazine e i Looney Tunes e a suo agio nell’iper-violenza di alcuni momenti topici di Invincibile con Robert Kirkman, Ryan Ottley fa di Grizzlyshark la sua valvola di sfogo creativa. Un progetto che non ha la minima intenzione di prendersi sul serio e lo dimostra sin dalle primissime pagine, con uno dei protagonisti, Donnie, che viene brutalmente mozzato e smembrato dal torso in giú, solo per poi ingurgitare una ventina di aspirine, superare il dolore con una battuta squallida e ridersela di gran gusto.

Grizzlyshark 2Una volta interiorizzato il tono demenziale e ultra-caricaturale della storia e dei personaggi, al lettore non manca altro che sedersi e gustarsi il massacro che Ottley imbastisce per tutta la durata del volume. In circa 80 pagine di fumetto, l’autore si sbizzarrisce senza dover tener conto di fisica, reazioni umane credibili, emozioni che possano trasmettere empatia, velleità di trama. Al “realismo” subentrano scenette di vita quotidiana imbastardite dal tono cinico e satirico di Ottley. A personaggi simpatici e determinati si sostituiscono tipi scorbutici, volgari e molesti, quasi antipatici e completamente sacrificabili, quasi a voler invitare il lettore a tifare per gli Squali Grizzly.

Grizzlyshark, nelle sue componenti essenziali, è un cartone animato che si potrebbe tranquillamente trovare su Adult Swim – dove non sfigurerebbe nemmeno, per la qualità che presenta la piattaforma. I pochi accenni di trama e caratterizzazione presentati da Ryan Ottley sono poco piú che pretesti al fine di muoversi lungo le pagine del fumetto e osservare sempre piú massacri, budella volanti ed ettolitri di sangue sparso tra il verde dei boschi. Costretti a far coppia per necessità –  e mortalmente intenzionati a vendicarsi degli squali che hanno sbranato i loro parenti – il tronchetto umano Donnie e il robusto ma mentalmente handicappato Jonbob si imbarcano in un sanguinoso road trip tra le foreste d’America, alla disperata ricerca di qualcuno che possa aiutarli a sterminare i letali predatori.

Specialmente per chi è grande fan di Invincible o del recente Amazing Spider-Man, Grizzlyshark ha un valore aggiunto non indifferente: l’opera mette in  mostra la versatilità di Ryan Ottley. L’autore racconta di aver dovuto disegnare le pagine del fumetto nelle “pause”, proprio a causa del suo massiccio impegno sulla serie dedicata al Viltrumita di Robert Kirkman. Gabbie e vignette piú strette permettono ad Ottley di inquadrare il peggio della natura umana, preda di una forza naturale invincibile e perennemente affamata. I testi ed i dialoghi volgari e sboccati si rispecchiano in personaggi abbozzati e definiti nelle loro comiche storture e bruttezze.

La natura divertissemént di Grizzlyshark garantisce ad Ottley la possibilità di sfruttare al meglio il suo talento nel rappresentare la vasta gamma di emozioni umane. Urla esagerate, strepiti, risate fragorose, volti colmi di terrore e occhi che schizzano fuori dalle orbite si avvicinano piú all’animazione cartoon  che alle atmosfere di Invincible.Grizzlyshark 3

Gli esseri umani protagonisti vivono questa deumanizzazione e si avvicinano piú a sagome in movimento sullo sfondo, ma gli Squali Grizzly, lo splatter ed il gore sono i veri protagonisti del volume. Ogni pagina è sovrastata dalla presenza di liquido ematico ed ogni goccia di sangue attira i predatori, che Ottley si impegna a rendere sempre voraci e terrificanti. I denti affilati ed aguzzi riempiono la pagina, deturpando il corpo delle povere vittime. La quantità di arti mozzati, corpi maciullati e volti sbranati è disgustosamente alta ma questo gusto per l’iper-violenza cartoonesca è funzionale alla provocazione della risata, che arriva sempre nei momenti piú ripugnanti e vomitevoli, non adatti agli stomaci deboli. Non si puó dire che quello di Grizzlyshark sia un umorismo cerebrale ricercato. Al contrario, fa leva su un tipo di comicità fisica che raggiunge il suo perfetto risultato proprio su carta ed è terribilmente efficace.

La prima prova di Ryan Ottley da autore completo è promossa – se si sa verso cosa si va incontro. Grizzlyshark nasce per farsi una risata e viene messo su carta per lo stesso motivo. Ai fan sfegatati di Invincible & co. è impossibile non consigliare il volume: l’autore si mostra qui libero di potersi divertire con un concept tutto suo, assurdo, sregolato e disegnato benissimo. Una lettura leggera, esilarante, sadistica e fiera di esserlo.


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