#Valentina / Erotico Psicotico

Avatar

Guido Crepax, anzi, Valentina, è, quasi al livello di Corto Maltese o Diabolik, il più grande personaggio pop del passato italiano. Sicuramente l’unico di sesso femminile.
Molto lontano dall’essere solo “l’altro”, l’arcinemico di Manara, Crepax creò a fine anni ’70 il personaggio “proibito” per eccellenza.
Lei, Valentina, caschetto rubato alla Louise Brooks, fotocamera inseparabile, modi da Milanese chic della Milano bene, tipico di quel clima culturale tutto italiano che era e non sarà più che rese l’Italia famosa in tutta Europa, lei, dicevo, fu per decenni il sogno irrealizzabile di ogni maschietto della penisola. Un poco dimenticate magari le storie (purtroppo), ma sfido chiunque a vedere Valentina e non dire “Ah, quella è Valentina”.
Lei, la Rosselli, non è come quelle signorine di Manara tanto (e dico tanto) corpo e niente testa. No, lei è qualcosa di più. Ed è in quel plus che la si trova più erotica delle altre del fumetto “proibito” italiano.


Valentina è una persona reale, con i suoi complessi e le sue paure, le sue fobie e le sue nevrosi. E anzi sono queste a farle da padrone. A prima vista sicura e libertina ragazza chic, che non sposa il suo secolare amante Philip Rembrant perchè fa figo, la Rosselli è costantemente preda del suo inconscio. E, anzi, le storie di cui è protagonista prendono il via dalle sue nevrosi, manifestandosi in sogni lucidi di fascisti libidinosi superegoici e giochi erotici sadici, fantasie lesbiche con streghe e aliene mostruose, popoli sotterranei dai toni da cinema russo.
Nacque su Linus, allora fra le riviste più innocenti d’Italia, così, per caso. Philip Rembrant, improponibile supereroe ipnotista, super-critico d’arte, aveva bisogno della sua Eva Kant per risultare credibile. Valentina doveva essere solo la belloccia al fianco del protagonista. Ma, ne La curva di Lesmo, la prima storia in cui appare, capello a caschetto, occhi vispi e corpicino sottile ma sensuale, eclissò tutto. Fu come se il personaggio stesso, fuggito al controllo di Crepax, volesse prendere il sopravvento della storia. E, come dimostra la memoria collettiva, ci riuscì in pieno.
Rembrandt quasi immediatamente smise di usare i suoi poteri, per diventare lui la spalla, il compagno, anche lui spesso vittima delle fantasie oniriche della compagna.

Crepax manifesta uno stupefacente legame con la donna (donna in senso generico). Le fantasie che prendono vita fra le tavole di Crepax non sono assolutamente fantasie maschili.
Sono terrore per la sottomissione, paura e rigetto del potere maschile, pensieri saffici, pensieri di gravidanza e di quell’arte che solo una donna può produrre. Certo, ciò che le tavole mostrano riuslta erotico agli occhi di un uomo, ma forse più che per i numerosi nudi proprio per lo spalancarsi di quelle porte segrete della mente della donna, inaccessibili al genere maschile, in modo tanto prorompente e spietato da risultare di un’ intimità pornografica.
Le fantasie oniriche di Valentina non hanno spiegazioni nel racconto. La sua storia più famosa, Baba Yaga, è un viaggio nel terrore dell’eros, della relazione, della gravidanza. La storia di una fuga dall’uomo nell’omosessualità come riparo dalla vita familiare.
E il tutto appare in modo simbolico, confuso. La storia si disperde in visioni, orrori, sesso perverso che forse è solo un sogno. Baba Yaga la strega e la sua bambola sadomaso non sono villans. Sono Valentina. Le sue parti che non riesce ad affrontare. Provenienti da quei ‘sotterranei’ che in Crepax rappresentano l’inconscio (particolarmente filo-comunista) della protagonista.
Emblematica da questo punto di vista la prima tavola di Barbablù, seconda e ultima parte della storia della strega Baba Yaga. Sorvolando sulla meravigliosità del tratto sporco e dettagliatissimo di Crepax, notiamo una coppia in una casa dai singolari oggetti d’arredamento. Il vaso da fiori, il lampadario, il poggiascarpe, l’appendiabiti sono donne seminude, immobili e servili.
Si tratta, per Crepax, del terrore ultimo della donna (e doveva essere così per il gentilsesso negli anni 60): la riduzione di sè stessa a null’altro se non a un mobile, una principessina da vetrina, eclissata completamente dall’uomo (il titolo stesso Barbablù la dice lunga).
In una sola occasione, nel suo lungo corpus di storie, Crepax ci mostra scopertamente l’inconscio di Philip Rembrandt. E la cosa sorprende moltissimo. Certo, prima si erano raccontante brillantemente le origini dei suoi poteri nel meraviglioso I sotterranei. Ma era qualcosa che accadeva ‘fuori’. Dentro l’animo di Rembrandt non si era mai andati.
Con “Rembrandt e le streghe”, specie di “Baba Yaga” al contrario, Rembrandt si apre a noi a livelli d’intimità shockanti. Se Crepax, fino a quel momento, aveva fatto scalpore, in un’Italia patriarcale e bigotta come quella degli anni 60, prendendo le parti della donna libera e mostrando che ha un’anima come i tanto acclamati ‘padri di famiglia’ che portano il pane a casa, in Rembrandt e le streghe fa peggio.
L’uomo (in senso più generico), è mostrato come terrorizzato e succube del potere della donna, schiavo di un desiderio erotico costante e incontrollabile che lo fa somigliare al gorilla, terrorizzato dall’omosessualità e dall’impotenza. Le tavole di questa storia sono fra le più terrificanti e potenti della storia del fumetto, anche perchè realizzate da un uomo, e per un pubblico quasi prettamente maschile. Crepax mette a nudo sè stesso, e con questo mette a nudo tutto il suo sesso. Per lui la sola grande fuga è nella sublimazione nell’arte, nella musica, nello studio. Anche l’ amore di Philip per Valentina ha qualcosa di negativo. Ci viene mostrato che è lui quello che ama, nel rapporto amante-amato della coppia. E ama di un amore ossessivo e costante, quasi monomaniaco. E’ in questo amore terribile che le streghe della sua anima lo attaccano.
Sono moltissime le chiavi di lettura che permette Crepax.
Sociologica, politica, stilistica, e, appunto, psicanalitica.
L’insuperata maestria dell’autore fu il saper coniugare tutti questi aspetti in modo che nessuno superasse l’altro. Qui, chiaramente, ho fatto una breve panoramica sull’aspetto psicologico del fumetto, ma, per quanto, nel modo in cui l’ho posto, possa risultare l’unico pregnante, ogni aspetto meritierebbe la stessa quantità (o forse più) parole.

 

 [amazon_link asins=’8869260623,B00GHIY00U’ template=’ProductCarousel’ store=’geekare-21′ marketplace=’IT’ link_id=’76abd632-a2b6-11e7-ace6-832f5215248a’]


Comments are closed.