#quattrochiaccherecon / Paul Azaceta e il suo Outcast

Fabrizio Nocerino

La fila allo stand saldaPress è lunga. Sono tutti in attesa di prendere uno sketch da Paul. Lui con cura e calma si dedica cuore e braccio ad ogni ammiratore. Finalmente si libera e possiamo parlare con questo ragazzone giovane con una carriera notevole.

 

Paul Azaceta, ti sta piacendo Napoli?

Tantissimo!
Non sono mai stato qui prima d’ora, ma amo l’Italia; sono stato a Roma, Milano, Lucca e mi sono innamorato di tutto, la cultura, il cibo.

Tornare e visitare una nuova cittá come Napoli, provare la sua cucina ed incontrare i fan é una grande esperienza.
Outcast Predator
C’é tanto amore per Paul Azaceta, ho visto il Predator, che hai disegnato prima e stavo impazzendo a riguardo, volevo menare il ragazzo che lo ha avuto.
Grazie! É la prima volta che disegno Predator.

Sono ormai passati tre anni dall’inizio di Outcast, quindi ora puoi dircelo: qual é il tuo personaggio preferito e perché é proprio Sidney?

[ride] É vero, amo Sidney, é un gran personaggio da disegnare, ma il mio personaggio preferito é Mildred, la vecchietta.
Potrei disegnare un intero fumetto solo su di lei.

Toglierei Kyle, Sydney… solo Mildred assoluta protagonista che fa il thé e pianifica di uccidere le persone.
Magari puoi discuterne con Robert Kirkman e farne uscire uno spin-off…
Sí, magari!

Outcast é anche in TV da qualche anno con una ottima trasposizione, ma devo chiederti: quanto rivedi di Paul Azaceta sul piccolo schermo? Pensi che l’atmosfera sia ricreata o c’é qualcosa lost in translation?

In realtá sono molto felice di come sia venuta fuori la serie TV.
Quando ho visto le prime scene che avevano filmato, durante i primi mesi di lavorazione, mi é piaciuto molto il fatto che abbiano catturato l’atmosfera del fumetto; q
uando poi sono stato sul set ho conosciuto il regista e gli attori ed ho notato che stavano utilizzando il fumetto per gli storyboard, come riferimento per le scene.
E devo dire che si vede quanto le due versioni siano vicine, nonostante, ovviamente, sia uno show TV, ci sono e ci saranno delle differenze ogni volta, ma hanno cercato di mantenere la forte ispirazione del fumetto nel loro lavoro e la cosa non puó che rendermi felice.
Ci sono davvero pochissime storie che ricevono un adattamento cosí fedele e non puoi mai sapere se verrá “perso” qualcosa nel passaggio; a volte cambiano completamente per esigenze, altre volte perché non c’é piena comprensione del materiale originale, quindi fanno qualcosa di diverso.

Outcast PrimoSe posso dirti la mia, concordo con te ma la serie TV di Outcast non rende mai giustizia ai magnifici colori di Bettie Breitweiser. Com’é il rapporto tra l’artista, la colorista e lo scrittore? Qual é il processo creativo dietro Outcast?

Beh, togliendo dal discorso Robert, che ci lascia lo script e poi fugge… [ride]
 In realtá, all’inizio della serie io e Bettie abbiamo avuto discorsi e corrispondenza piú intensa e frequente, ci scambiavamo molte idee per trovare il “look” della storia, farlo risultare qualcosa di diverso, di unico.
Io ho sempre avuto delle idee ben precise sul come presentare Outcast perché, beh, é un fumetto horror ma non volevo che ció implicasse dark e oscuro, volevo implementare tanti colori alla narrazione: mi sono ispirato a Suspiria di Dario Argento, per esempio.
In quel film, l’utilizzo dei colori é perfetto e crea paura e suspense, spaventa lo spettatore.

Creare horror non vuol dire visualizzare tutto in nero o grigio: con Bettie abbiamo discusso a lungo su quali colori utilizzare, abbiamo provato vari stili e ci siamo confrontati sui piccoli cambiamenti da fare.
Robert ha dato il suo c
ontributo ed una volta trovata la strada giusta é andato tutto da sé.

Bettie é veramente straordinaria, credo sia la migliore colorista nel fumetto americano, non so se la migliore al mondo, ma in America sicuramente. Una volta raggiunta l’intesa é capitato pochissime volte di fare qualche cambiamento alla lavorazione della storia, é fantastica ed ora, quando parliamo, di solito ci chiediamo “Come stai? tutto bene?” e cosí via [ride].

Quanto si é evoluto Paul Azaceta da Amazing Spider-Man, passando da Graveyard Of Empires fino ad Outcast?

Da artista, l’evoluzione é continua.
Ogni progetto vuoi che sia migliore del precedente, ogni pagina vuoi sia migliore della precedente.

Ma, con Outcast in particolare, penso di essere cresciuto di piú, di aver imparato molto di piú delle altre occasioni.
É un progetto lungo e quindi mi ha permesso di “restare a bordo” per piú tempo, per anni ormai, sperimentando e giocando, imparando a raccontare una storia piú lunga di un numero, arrivando anche a 30, 40 numeri; quando lavori ad una serie per cosí tanto tempo, devi cambiare la tua mentalitá, devi pensare in grande e in larga scala.

Ho imparato davvero tanto immergendomi in questo progetto.

A suo modo, mi sembra, soltanto adesso, di essere in grado di disegnare un fumetto [ride].
Prima ero sempre a chiedermi come realizzare qualcosa, mi lasciavo andare, mi divertivo, non sapevo benissimo come impostare tutto.
Mi ci sono voluti una storia come Outcast, un autore come Robert e una colorista come Bettie per imparare chi volessi essere come artista, cosa voglio da me stesso.

É eccitante avere questa nuova conoscenza di sé, mi dá fiducia per il futuro, non solo di Outcast, ma anche il mio stesso futuro.
Ho qualche idea, a cui lavoreró dopo aver concluso Outcast, quindi non troppo presto, ma posso dirti che scriveró e disegneró, autore completo con un fumetto creator-owned per Image, spero.
Sia Image che Skybound mi assicurano molta libertà e sono le migliori case di pubblicazione in America e mi piacerebbe continuare per tutto il resto della mia carriera e non lavorare mai per qualcun altro.
Vedremo, poi se mi chiamassero per una colossale storia su Batman ci penserei, se mi offrissero un sacco di soldi potrei fare il “venduto” [ride].

Outcast AzacetaIn America siamo pronti ad Invasion, un arco narrativo che sembra far eco al lavoro di Kirkman su TWD. C’é un cross-over in arrivo con l’altra serie di Robert Kirkman?

[ride] No, nessun crossover.
Ma sí, é qualcosa di simile nel senso che sembra quasi un evento. É la prima volta che facciamo qualcosa di simile su Outcast, in cui la storia ci ha portato a questo grande momento. Ogni volume ed ogni arco narrativo si collega all’altro, ma qui, con Invasion, vogliamo creare qualcosa di unico.
Siamo al giro di boa, oltre la metá di Outcast e ci stiamo dirigendo verso il finale.
A differenza di Invincible e The Walking Dead, [Outcast] non é mai partita come una serie cosí grande e cosí lunga, é stata una cosa che ho chiesto personalmente a Robert, gli dissi “Non se sono in grado di fare 140 numeri di seguito!”
Quelle sono follie che solo Charlie Adlard e Ryan Ottley sono in grado di fare, sono macchine…

Ma, tornando ad Invasion, l’importanza della storia é anche nella sua rilevanza complessiva, perché sistemerá il terreno per la corsa finale. É un arco narrativo importantissimo che si muove verso il Gran Finale…dove moriranno tutti.
No, scherzo! [ride]

 


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