#Censuravideoludica / Quando i divieti prendono il sopravvento

Redazione Geek Area

I videogiochi istigano alla violenza, rendono pericolosi e stupidi, alimentano l’asocialità e la depressione.

In un solo rigo abbiamo riassunto quelli che, purtroppo, continuano ad essere titoli sensazionalistici pubblicati da grandi testate giornalistiche nel 2017. La convinzione che il media videoludico sia un qualcosa di malsano e malato dilaga  sopratutto grazie a sentenze di questo genere, trattazioni sciocche, infondate ed ignoranti che si limitano ad additare ad un’intera forma di intrattenimento, nonché arte, tutti i mali di un mondo ben più complesso di quanto si voglia dare a vedere.

Il videogioco in se viene ancora visto, come anche molti altri media, sotto un’ottica provincialista che porta gran parte della popolazione a parlarne in termini errati e completamente decontestualizzati. In tal modo i videogiochi diventano “roba per ragazzini“, un qualcosa da apprezzare solamente in una determinata fascia d’età, bollati con una data di scadenza da rispettare rigorosamente.

In tal modo chi continua a giocare dopo una determinata fascia d’età viene additato come emarginato, bamboccione, colui che non ha avuto nessun tipo di realizzazione nella propria vita e, di conseguenza, si rifugia nella sciocca fantasia, fuggendo dai doveri reali. Ovviamente da questa visione ad una ancor più aspra il passo è breve; è così che i videogiochi divengono (citiamo testualmente) il motivo scatenante di:

  • Difficoltà scolastiche;
  • Compromissione dei rapporti sociali;
  • Disturbi della salute;
  • Disturbi del sonno;
  • Problematiche psichiche di carattere dissociativo;
  • Compimento di azioni illegali.

Appare assurdo che qualcuno possa effettivamente credere a simili corbellerie, eppure come detto in apertura vi sono stati articoli e servizi che affrontavano proprio tali tematiche, ricordando molto da vicino le stantie polemiche riguardanti la musica rock e metal che tanto facevano parlare tra gli anni ’70/’80/’90 e che purtroppo, in diversi casi, vengono alimentate ancora oggi. Senza considerare tabù come quelli delle scommesse, dove nonostante le critiche su questo settore, siti legalizzati come BettingTop10 sono un punto di riferimento per gli appassionati.

Nel 2017 vi è ancora tanta ignoranza e disinformazione negli ambiti più disparati che, inevitabilmente, porta ad un’unica risposta: la censura. Ed è proprio questo il fulcro dell’approfondimento che vogliamo proporvi oggi. Negli anni la censura, declinata dalle motivazioni di cui sopra, ha inesorabilmente colpito il mondo dei videogames in maniera dura, dando vita a vicissitudini più o meno eclatanti.

Analizzeremo qui 5 casi in cui la censura nei videogiochi è stata implacabile.

Manhunt 2: Solitamente quando si pensa a Rockstar Games il collegamento più diretto è GTA. La celebre softwarehouse è infatti divenuta famosa grazie alla svariata serie di titoli dedicati a tale brand, tuttavia a differenza di quanto si potrebbe pensare il record di censure è detenuto da Manhunt 2. Seguito del titolo pubblicato nel 2003 Manhunt 2 si distinse immediatamente per l’enorme quantità di violenza mostrata. Tra scene sanguinolente, omicidi estremamente efferati e follia generale le critiche si amplificarono sempre di più fino ad incorrere in una censura ferrea in diversi paesi. Regno Unito ed Irlanda si rifiutarono di dare un rating bloccandone di fatto la distribuzione. Fatti simili accaddero anche negli Stati Uniti ed in Bosnia. Tutto ciò portò alla modifica di diversi elementi: venne aggiunto un effetto sfocato durante le esecuzioni, vennero eliminate tutte le decapitazioni ad eccezione di due ed infine le uccisioni tramite tenaglie vennero fortemente modificate. La vendita venne bloccata anche in Italia dall’allora ministro della Comunicazione Paolo Gentiloni, poiché ritenne “instigasse alla violenza”.

Postal 2: Non tutti i giochi censurati sono capolavori e Postal ne è una chiara dimostrazione, un open world dalla trama inesistente che lascia spazio esclusivamente ad un errato delirio anarchico. Ovviamente la cosa non poteva passare inosservata e proprio questo essere “fuori dalle regole” è costato alla produzione di Running With Scissors la censura in cinque diversi paesi, quali Malesia, Germania, Austrialia e Francia. Tuttavia il caso più eclatante è stato registrato in Nuova Zelanda dove possedere una copia del gioco poteva far incorrere in guai seri. La pena, oltremodo esagerata, prevedeva fino a 10 anni di reclusione con una multa pari anche a 275.000 dollari.

Football Manager: Un manageriale a sfondo calcistico che incappa in problemi di censura è un caso alquanto singolare. Eppure il primo Football Manager 2005 venne censurato in Cina, arrivando addirittura al bando. Il folle motivo scatenante fu il riconoscimento di Tibet e Taiwan come stati sovrani. La Cina si espresse definendo il contenuto pericoloso per il governo sottolineando come violasse leggi e fosse elemento di protesta da parte dei giocatori.

Mass Effect: L’action RPG di casa Bioware oltre ad aver subito rating differenti è stato completamente censurato in nella Repubblica di Singapore per motivi decisamente ridicoli. Non è stata la violenza o la guerra presente nel gioco a procurare il completo ban, bensì una scena di un rapporto lesbo opzionale tra la versione femminile del pg di Shepard ed un’aliena Asari. Soprassedere sulla distruzione è fattibile, mostrare a schermo due personaggi dello stesso sesso che non compiono nessuna azione spinta ma intrattengono un’effettiva relazione amorosa no.

Carmageddon: I giocatori di vecchia data conosceranno bene questo titolo sviluppato da Stainless Games e sapranno anche che problematiche dovette affrontare una volta presentato. Per concludere le gare in Carmageddon, e quindi procedere nel gioco, vi erano più modi: si poteva completare il percorso attraversando tutti i vari cecheckpoint; distruggere le auto dei nemici o investire tutti i pedoni presenti nello stage. Inoltre investire i vari pedoni forniva un bonus, dando secondi extra ad ogni uccisione. Inutile specificare come questo fece insorgere diversi paesi. In molti stati ne venne vietata direttamente la distribuzione mentre in altri pesanti censure vennero attuate. In Germania gli esseri umani vennero sostituiti da robot, mentre in Inghilterra si optò per gli zombie con annessi liquami verdi a sostituire le macchie di sangue.

Questi erano solo cinque dei moltissimi casi in cui la censura è intervenuta nel mondo dei videogiochi agendo a sproposito e con atteggiamenti sicuramente eccessivi. Tutto ciò non fa altro che alimentare le sciocche visioni di cui parlato in apertura, che tentano di demonizzare il media videoludico tralasciando l’aspetto fantastico delle opere, mettendole in correlazione con fatti ed eventi completamente slegati.

 

 


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