#Saldapress – La Lupa: l’hard boiled all’italiana di Lorenzo Palloni

La Lupa
Leonardo Cantone

Cazzotti, sangue, sigarette, pistole e ancora cazzoti. Soldi, vicoli bui, squallidi retrobottega. Questo è il mondo di Ginger, questo è il mondo de La Lupa di Lorenzo Palloni, qui in veste di autore unico.

Non stupisce che Palloni abbia vinto il Premio Gian Guinigi con la seguente motivazione: “Un personaggio femminile al di là di ogni stereotipo e una trama noir con tanto di finale che piacerebbe molto a Tarantino: l’autore è una promessa”.

La Lupa è un fumetto brutto, sporco e cattivo.

Tre aggettivi che, in questo caso, sono un complimento. Ginger è un esattrice per conto di uno strozzino. Il suo lavoro è intuibile: riscuotere o ricordare ai “clienti” di saldare il debito. A volte le cose vanno bene, a volte no, ma Ginger è una donna forte, indurita dalla vita, che non si lascia commuovere.

O, almeno, è quello che vuole far credere a chi la circonda. E che, disperatamente, tenta di far credere anche a se stessa.

Palloni prende il meccanismo narrativo e la sintassi dell’hard boiled chandleriano e lo traduce in un fumetto asciutto, che con poche, dirette, battute (tranne nel necessario monologo finale) apre al lettore un affresco torbido e drammatico. Un mondo senza speranza, che avvinghia i personaggi e, in un disturbante senso di “predestinazione”, li porta ad un destino ineluttabile.

Guerre fra bande di strozzini, clienti vittime degli eventi, altri che “ci provano” a scampare ai guanti di Ginger, la protagonista si ritrova ben presto a dover fare i conti con il passato, con la propria identità e con gli effetti di ciò che è diventata.

Ma una storia densa come quella de La Lupa, non poteva non essere accompagnata che da un’articolata narrazione grafica.

Palloni sceglie una rigida griglia di sei vignette quadrate. Dopotutto il mondo di Ginger è un mondo soffocante e opprimente, una gabbia che viene tradotta in disegno dalla griglia: un finestra con le sbarre. Ma tale scelta di layout permette a Palloni di cadenzare, da un lato, il racconto con un ritmo ben stabilito, dall’altro, di giocare con una narrazione stratificata.

Compresenza di luoghi, compresenza di tempi, cambio di inquadrature speculari sono alcuni dei meccanismi narrativi utilizzati da Palloni con grande maestria e gusto citazionista: su tutti il Frank Miller di Elektra e Il ritorno del Cavaliere Oscuro, ma anche il Darwin Cooke di Parker e Lack Sinner di Munoz e Sampayo. Dopotutto il “modello” ispiratore di Palloni è il grande fumetto noir.

La Lupa, dunque, è sicuramente un grande fumetto e Palloni eredita il testimone (negli ultimi anni lasciato in sospeso) del poliziottesco all’italiana. L’Italia ha una grande tradizione di narrazione crime (cinematografico-televisiva e romanzesca) e La Lupa, con la sua forte introspezione e con i suoi guanti, entra di diritto in questo filone.

E lo fa con i pugni.

La Lupa


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