#LaProfeziaDell’Armadillo / Analisi di un disastro cinematografico

Fabrizio Mancini

“Si chiama “profezia dell’armadillo” qualsiasi previsione ottimistica fondata su elementi soggettivi e irrazionali spacciati per logici e oggettivi, destinata ad alimentare delusione, frustrazione e rimpianti, nei secoli dei secoli. Amen”

Incredibile come Zerocalcare avesse già previsto una definizione perfetta del film sul suo primo libro.
Certo, personalmente sono andato con l’aspettativa di trovarmi di fronte l’ennesima scommessa al ribasso di un adattamento cinematografico.
Perché in fondo la “profezia dell’armadillo” è una forma di aspettativa. Vedi un trailer che ti regala emozioni, non obbligatoriamente uguali a quelle degli altri, emozioni che tu dai per logiche visto che il video è uguale per tutti, quindi un fatto oggettivo. Questo alimenta l’aspettativa che in molti casi può sfociare nella delusione alla visione del film.
Decisamente realistico in questo caso, visto che ho trovato quasi solo reazioni deluse da chi segue Zerocalcare.

La cosa più evidente è quanto, nonostante il metodo di narrazione di Michele Rech sia chiarissimo e quasi immutato nei suoi vari lavori, molto semplice da adattare, questo viene generalmente ignorato nella sua versione cinematografica.
La cosa che ha reso popolare l’autore di Rebibbia è il suo modo di “digerire” gli eventi della vita che accomuna chi non era mai stato accomunato prima.
Quelle sensazioni che molti temono di rivelare per non sentirsi diverse, Zero le ha sempre rivelate, facendo uscire tanti allo scoperto. Nel film questa sensazione si perde in una visione molto più generalista, nemica dei messaggi veicolati nei fumetti, o anche solo nel fumetto omonimo.

Ma quindi cosa è successo di quel grande progetto portato in pompa magna da Valerio Mastandrea con tanto di Zerocalcare alla stesura della sceneggiatura?
Intanto è bene ricordare che il testo del film è condiviso da 4 persone, cosa non facile. Insieme ai due nomi già citati, si aggiungono il misterioso Johnny Palomba e Oscar Glioti.
La stesura di una sceneggiatura con molte, tante mani, fu un marchio del grande cinema italiano, Fellini e Monicelli spesso dirigevano pellicole scritte almeno da tre persone. Si parla però di nomi così imponenti che sembra sciocco scomodarli. Difatti quando si scrive con più persone la tendenza è una continua scornificazione per poter raggiungere una visione comune che accontenti tutti. Coinvolgere persone diverse, con esperienze diverse, che non hanno mai lavorato assieme, su temi estremamente personali come quelli di Zerocalcare porta inevitabilmente a quello che sarà cercare di accontentare tutti.

Il punto è sempre quello, segui i soldi. Come sempre faccio il giro lungo.

Gennaio 2014, il testo era pronto da un pezzo, il film esce 4 anni dopo. Non ci vogliono quattro teste per capire che qualcosa non sia andata bene. Un banale blocco della produzione? Film rimandato per motivi di marketing e/o distribuzione, plausibile ma poco credibile.

Il cambio di regia è spesso sintomo di problemi, che se non personali sono di natura lavorativa, quasi sempre uno scontro con la produzione che rallenta inesorabilmente il film. E se la produzione in qualche modo blocca il naturale decorso di un film, è 99% questione di soldi. Qualcuno potrebbe ricordare che Mastandrea si era impegnato nel completare Non essere cattivo prima, durante e dopo la morte del regista e suo amico, Claudio Caligari, ma il film è comunque datato 2015 e lo stesso Mastandrea aveva già rinunciato al ruolo da regista della sua opera prima. Allora perché non si è riattivata la produzione? Davvero questo film interessava solo a lui e nessuno ha più portato avanti il progetto mentre era impegnato? Come prima, plausibile ma poco credibile. Lo stesso Mastandrea dichiarò in un’intervista a Repubblica datata 15 novembre 2015 che Il film venne sospeso per varie ragioni. […]  Ora, dopo il film di Claudio non ha più senso fare quel film. Ne farò un altro.

Ma puntare il dito, non avendo in mano qualcosa serve a poco.

Allora vorrei seguire un’altra traccia. Parliamo del film.

Abbiamo già chiarito quanto sia unica la narrazione di Zerocalcare, eppure il film appare come una commedia a episodi, con gli stessi personaggi e un filo conduttore, esattamente come il libro.

Eppure Zerocalcare dichiarò in un’intervista di non voler fare un film troppo fedele, eliminando le scene oniriche. In effetti, quelle scene totalmente irreali, tipiche del fumetto, non esistono proprio, riducendo tutto al solo Armadillo. Alcune battute e alcune piccole scene sono invece prese per intero e adattate.

Qui per me c’è qualcosa che non quadra.
Adattare significa riformulare lo stesso messaggio ad un medium diverso, prendere e copiare per intero è una scelta rischiosa, ma nulla mi toglie dalla testa che poteva, anzi doveva, essere fatto con le scene oniriche e non con dei dialoghi “normali”. Se il punto forte del fumetto non viene usato nel suo adattamento, per me è una sconfitta in partenza, significa adagiarsi agli standard, non prendere rischi, puntare al mercato sicuro.

E se il fumetto era qualcosa di unico, il film si perde nella massa. Spogliata del suo potere, a questa storia resta una sequenza di scenette divertenti (di umorismo decisamente opinabile).
Il problema della narrazione a sketch lo fa apparire come una sorta di “classica commedia italiana degli anni 90/00”.

Hey! Non parli mica dei cinepanettoni?

Eeeeeehm, sì, anche.

Ma non è stato questo il mio primo paragone. Il primo film che mi è venuto in mente è stato Tre uomini e una gamba.
Pensateci: sequenza di sketch collaudati, opera prima, molti sceneggiatori, un filo conduttore.
Certo non si parla di film capolavoro, ma fu comunque un grande successo, un cult che ancora oggi è grandemente ricordato, perlomeno dalla mia generazione.
Cosa aveva di così speciale? Molti episodi erano conosciuti già per chi seguiva il trio, ma loro non hanno avuto paura di giocare con la realtà, quello che nel teatro era una scenografia in legno e cartapesta veicolata dalla fantasia, si trasforma in tangibile, con un risultato che fu decisamente sopra le aspettative, ancora una volta sono sempre loro a decidere.

Nel film de La profezia dell’Armadillo avviene quindi esattamente l’opposto, si è cercato di razionalizzare tutto ciò che c’era di irreale nel fumetto. Perché? Perché lo stesso autore decise di non volere le scene oniriche per paura di assomigliare troppo ad Ameliè? (dalla stessa intervista sopracitata).
Oppure perché Lady Cocca e Blanka non sono proprio personaggi riconoscibili per chi ha più di 50 anni.
Che ci frega di loro? Qualcuno si chiederà giustamente. Voi no, ma i produttori sì.
Basta aprire Google e dare un’occhiata a quali film sono stati prodotti da Fandango e Rai Cinema.

Se tutto questo appare solo una disquisizione dovuta solo da una mia opinione, portiamo un po’ di fatti, anzi numeri.
Zerocalcare ha già una enorme fetta di pubblico, ma che se è tanto per un libro a fumetti, non è probabilmente abbastanza per convincere una produzione cinematografica.
Mezzi diversi, numeri diversi?
Quasi, ma conta sempre il caso in questione, non l’impressione generale.
Il libro ha venduto oltre 100mila copie. Ma chi compra questi libri? Qual’è il target di chi legge Zerocalcare? Coincide con lo stesso pubblico di Fandango e Rai Cinema?
Giusto credere che di quei 100mila quasi tutti andranno a vedere il film a prescindere, aggiungete che il cinema è la forma d’intrattenimento più popolare e che il libro costa comunque il doppio del biglietto del cinema, attirando quindi altre persone.
E se Zerocalcare prendesse un pubblico che loro generalmente sfioriano e basta? Pensate cosa succederebbe se si unissero i due target.
Perché non prendere un prodotto a fumetti che ha un range molto ristretto, ma con ottime vendite, e allargarlo al pubblico di una casa di produzione cinematografica?

Niente? Vi serve un aiutino?
Allora faccio così, Marvel Cinematic Universe.
Ora ci siamo capiti?

Adesso arrivano i numeri.

Nella settimana tra il 10 e il 16 settembre, La Profezia dell’Armadillo (uscito il 13), non rientra nemmeno nei primi 10, mentre il film Sulla mia pelle, uscito il 12 sia al cinema che su Netflix (togliendo quindi una fetta di pubblico), era ottavo, con quasi 250mila € con poco più di 37mila persone, dati Cinetel.

Sento che direte già “Sulla mia pelle è il film su Stefano Cucchi e prende un’ampio target di età, chi ha Netflix è spesso giovane e se lo vede lì, mentre chi è più grande lo vedrà sicuramente al cinema”.
Giusto, ma quei giovani che vedono il film di Cucchi su Netflix sono probabilmente condivisi con il film su Zerocalcare, quindi c’è da chiedersi perché non vederlo al cinema se tanto si risparmia sull’altro?
Le incognite sono tante, ma un dato è certo, quei 100mila che hanno comprato il libro, il film non lo hanno visto, non al cinema perlomeno.
Forse dovrei aggiungere che personalmente ho trovato il film carente su molte scelte tecniche, dalla recitazione alla fotografia, passando per il costume dell’Armadillo.

Ecco invece la Profezia del Mancio, che poi sarei io: se vedrete questo film, o se lo avete già visto, una volta finito penserete solo a quanto è stato divertente Secco, interpretato da un ottimo Pietro Castellitto. E se avrete tempo di rifletterci capirete che questo è forse il peggior complimento che si possa fare ad un film simile.

Impossibile non chiedersi se il film in origine dovesse essere molto più duro e che possa essere stato smorzato da una produzione, che non lo fa perché è cattiva, ma perché nel suo modo di gestire il lavoro ha avuto ragione.

Questa è forse una risposta che probabilmente non sapremo mai, ma ognuno ha le sue aspettative.


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