#ManFont / MeCha Guevara – La recensione

MeCha Guevara, scritto e disegnato da Andrea Tridico è una furbata.

Una di quelle belle però. Una di quelle che chiunque inventa storie avrebbe voluto farsi venire in mente.
Perché?
Perché una storia del Che Guevara redivivo, il cui cervello viene impiantato in un robottone da combattimento del socialismo, è un’idea geniale.
C’è l’azione, che può catturare il lettore tutto botte, schiaffi, pugni e onomatopee varie e ci sono i contenuti, che incollano alle pagine gli appassionati di storia, di guerra fredda e di quegli scontri sociali che hanno segnato il Novecento e non solo.
In più c’è una storia valida sullo sfondo e un’idea di satira che colpisce su più livelli.
Ma andiamo per gradi.
La trama è semplice: il MeCha Guevara viaggia per cancellare la trasformazione in merce capitalistica della sua immagine. Vuole fare in modo che la maglia con la sua faccia stampata sopra scompaia e cambia quindi diversi eventi storici.
Torna prima nell’Inghilterra della Thatcher, dove combatte contro l’Iron Lady (a tutti gli effetti), quindi si ritrova a contrastare la Justice League of Atlantic Treaty, capeggiata da Reagan. Il rivoluzionario si circonda di eroi del socialismo (Malcolm X-treme e Lion Trotzky, per citarne un paio) e ingaggia una vera lotta contro il tempo e il DefCon, per far trionfare la sinistra popolare sulla destra dei poteri forti.
Questa sembrerebbe la sfida finale per il nostro eroe, ma in realtà ce n’è una ben peggiore, che lo porterà quasi alla distruzione.
Quello che impressiona di questo testo è l’estrema conoscenza da parte dell’autore della storia del Novecento e dei suoi protagonisti. Il fumetto è infatti apprezzabile sia dal lettore superficiale, che si appassiona alla lotta fra bene e male a suon di pugni e calci, sia da quello che può carpirne l’impalcatura saggistica alle spalle. Per cogliere i personaggi, le citazioni e addirittura i poteri di alcuni supereroi (geniale la pantera nera lanciata da Malcolm X-treme), si deve avere un’ottima preparazione, o Wikipedia a portata di mano, perché altrimenti si rischia di perdere qualche easter egg.
Il finale poi è un vero trattato di antropologia sull’homo social e le sue caratteristiche più aberranti, che nemmeno un eroe del Novecento come Che Guevara può destabilizzare.
Al massimo può usare la satira.
Una piccola perla l’esordio con ManFont di Tridico. Un crossover di generi confezionato con maestria.

 

 


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