#PaniniComics / Cinema Purgatorio – Recensione

Cinema Purgatorio è una rivista antologica a fumetti composta da cinque serie episodiche. Potete disquisire per ore sul valore che assumono le antologie nel mercato fumettistico contemporaneo e tutto il settore fumettistico vi dirà che sono morte e defunte. Poi, arriva un signore chiamato Alan Moore, telefona al suo amico e collega Garth Ennis, i due sentono altri autori, contattano dei disegnatori di fiducia e, come per magia, tutte le parole profetizzate dal “settore” sulle antologie a fumetti vanno a farsi benedire. Perché si sa, gli editori parlano parlano e dicono di avere il polso del marcato, ma noi appassionati di fumetti sappiamo bene che davanti al giusto artista non c’è mercato che tenga. 

Prima di immergerci nel grottesco mondo cinematografico creato da Moore e soci vediamo le principali differenze tra l’edizione USA e quella nostrana. Il Cinema Purgatorio della Panini, che spero molti di voi leggeranno, è un edizione con dei pregi e dei difetti. L’unico problema è che si snatura l’impalcatura dell’opera che prevede una storia di Moore in apertura che invita letteralmente lo spettatore ad entrare dentro al “Cinema Purgatorio” attraverso una prosa onirica estremamente calzante e delle splendide soggettive di Kevin O’Neill (Lega degli Straordinari Gentleman e Marshall Law). Purtroppo con l’edizioni della Panini perdiamo quest’atmosfera ma guadagniamo un numero di storie tale da soddisfare il sempre esigente lettore italiano, grazie a delle raccolte che contengono tre albi americani ad un prezzo contenuto. Seguendo l’ordine di lettura voluto dagli artisti andiamo a vedere nel dettaglio cosa contengono le cinque serie proposte dalla rivista di Mr. Alan Moore.

Cinema Purgatorio di Alan Moore e Kevin O’Neill è l’unica delle cinque serie ad essere antologica, le storie sono collegate da un sottilissimo fil ruge  dato dall’ingresso nel cinema dello spettatore attraverso la soggettiva di cui sopra, accompagnato da un flusso di pensieri che puntualmente commenterà la pellicola. E’ la storia che da il taglio della rivista, la visione, quella di voler raccontare i mostri della cultura popolare sotto una luce mai vista prima e allora? Allora la premiata ditta della Lega degli Straordinari Gentleman racconta attraverso una serie di cult hollywoodiani la storia dietro il cinema, dello schifo dietro la fabbrica dei sogni. Sfruttano magistralmente archetipi, personaggi reali e cinematografici, fondendoli in delle storie grottesche e pungenti che mettono in luce gli aspetti più controversi della industria cinematografica, così da offrirci storie in cui i Fratelli Marx mettono in scena i giochi di potere dietro la famiglia Warner (fondatrice dell’omonima casa cinematografica proprietaria della Dc Comics). King Kong è il viatico per raccontare la disperazione di Willis O’Brien (storico animatore della Golden Age hollywoodiana) e un innocua commedia romantica si tramuta in un spietato affresco satirico contro gli inutili orpelli imposti dalla società dei consumi. Una serie valida che rischia la “fumosità” quando non si conoscono i personaggi o gli stili cinematografici sopracitati.

Code Pru, di Garth Ennis e Raulo Caceres, è sicuramente la serie più intrigante della rivista. Anche qui una rivisitazione dei mostri classici ma stavolta visti dalla prospettiva di una giovane ragazza paramedica (dal passato misterioso) che deve salvare (quando è possibile) o “rimuovere” i suddetti mostri. Inutile dire che Garth fa di tutto per mostrarci il lato più umano ed empatico delle creature e mentre lo fa ci presenta la vita dei “soccorritori di mostri”, aspetti curiosi dei protagonisti e del sistema che li circonda. Una serie che promette molto, imperdibile per tutti quelli che come me hanno prestato servizio nell’ambito del primo soccorso. Anche perché ritroveranno le spietate cure che solitamente si è costretti ad applicare nei casi di emergenza, solo che questa volta le vite da salvare sono quelle dei mostri.  

Modded di Kieron Gillien e Ignacio Calero ci porta in un modo post apocalittico in cui vige la legge del più forte, spingendolo fino a fonderlo con le dinamiche e le ambientazioni di anime come Pokemon e Digimon, fornendoci subito un parallelismo tra lo scarso valore per la vita che vediamo in film come Mad Max e la violenza inferta agli animali negli anime sopraccitati (specialmente nei Pokemon). La storia parla di una ragazzina alla ricerca del suo demone rapito. Una protagonista che spicca come una stella alpina in un mare di letame per una storia violenta e incalzante. Graficamente è senza dubbio la serie più affascinante. I demoni/pokèmon combattenti si sfidano in roboanti combattimenti degni dei migliori shonen sul mercato e il fatto che questi demoni vengano letteralmente “moddati” dai loro padroni li rende unici e visivamente appaganti.

Una nuova e perfetta unione di Max Brooks (figlio del geniale regista Mel) e Michael DiPascale è, per forza di cose, la serie più distante da noi. I due autori infatti reinventano, con estrema dovizia di particolari storici, la guerra di secessione americana mostrandoci un nord e un sud alleati contro delle “formiche” giganti. Il mito di Adrian Veidt (Watchmen) secondo cui gli uomini possono vivere in pace solo nella paura. Si prospetta una storia assolutamente interessante dal punto di vista storico-sociale e che, grazie alle preziose note, assolve anche a delle funzioni pedagogiche sulla cultura americana che male non fanno mai.

 

 

Ultimo, ma non per importanza, abbiamo L’Immensità di Christos Gage e Gabriel Andrade. Come in Modded anche qui vediamo la rivisitazione di mostri tipici della cultura nipponica: gli enormi Kaiju di cui Godzilla è il capostipite. Durante la classica invasione dei mostri usciti dal mare, un manipolo di militari (mostratoci con particolare gusto per la verosimiglianza) si ritrovano bloccati in un Australia mutata dalla presenza dei mostri (alterano sia la flora che la fauna con cui entrano in contatto). I soldati sono bloccati, da una parte hanno i mostri e dall’altra un esercito rivale, per loro l’unica salvezza sarà quella di sviluppare un “pensiero laterale” in grado di fargli guardare il mostro sotto un altra prospettiva. Una soluzione nel pieno stile di Alan Moore che rispecchia la tematica fondamentale dell’opera e ci fa capire con quanta cura Moore abbia scelto i collaboratori di questa nuova ed entusiasmante avventura.

Cinema Purgatorio è una rivista che cattura senza bisogno di sconvolgere, affronta temi profondi e può essere piacevolmente letta sia dal giovane vicino ai prodotti commerciali che dal saggio lettore di opere autoriali, come d’altronde ci ha sempre abituato lo Zio Alan.

 

 


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