#PaniniComics / “Coda”, la Ricostruzione del Genere Fantasy

Fabrizio Nocerino

Coda sideNel sovraffollato ecosistema della cultura pop mainstream, la chiave per staccarsi dalla massa sta nel sapere individuare l’idea giusta che spinga la propria creazione fuori dal gruppo. In questo particolare momento storico, il genere post-apocalittico gode di grande popolarità e successo, sebbene pochi riescano a catturarecatturano l’energia creativa di un George Mad Max Miller. Allo stesso modo, il fantasy ha la fortuna – o la sfortuna – di non essere mai passato di moda: risulta difficile trovare qualcosa di veramente nuovo in un mare di dragoni, incantesimi, legioni oscure e terre fantastiche. A spingere Coda di Simon Spurrier e Matías Bergara fuori dalla massa di produzioni letterarie, cinematografiche ecc. non è tanto l’idea dell’unione di queste due correnti narrative, ma gli elementi anomali che gli autori adottano per raccontare la loro sorprendente storia.

La prima pagina di Coda è interamente dedicata a sintetizzare e glorificare, con una sola immagine, l’intera ambientazione al lettore: un gigantesco scheletro di drago urla a squarciagola in una landa desolata arsa dal sole. È ricoperto di carne putrescente ed infestato dai ratti, intenti a sgranocchiare ciò che resta dei suoi organi interni – cosa che lo infastidisce terribilmente. Il protagonista, il taciturno Mmm, racconta alla sua amata Serka la vita dopo la Repressione. Mmm approfitta delle pagine di un diario per liberare la mente, aprire il cuore ad un amore ormai lontano e per introdurre i lettori ad un setting dal gusto agrodolce, fatto di rovine, grandi canyon e scellerati banditi.

Come già scritto in introduzione, traspare da subito l’intenzione di Simon Spurrier di rielaborare i canoni fantasy attraverso l’ottica post-apocalittica. Un’ambientazione fantasy un tempo gioiosa e rigogliosa si trasforma in un arido deserto, più triste e decisamente meno fragoroso. Non ci sono gli effetti a catena di un disastro naturale o dell’ennesima apocalisse zombie. Spurrier e Bergara costruiscono il loro mondo tramite privazione: l’universo narrativo di Coda è un universo senza magia. Non ci sono incantesimi fiammeggianti, bacchette magiche leggendarie, streghe potentissime ma resta soltanto la speranza che, un giorno, sia di nuovo possibile utilizzare la scintilla che metteva in moto l’intero contesto narrativo.

M atías Bergara si dimostra assoluto mattatore di Coda. Paesaggio e personaggi si mescolano perfettamente per creare un’estetica unica e accattivante. Le influenze europee dell’artista uruguagio danno vita ad un mondo grezzo, eppure straordinariamente ricco di reliquie di un passato incantato. Bergara si trova a dover popolare città-fortezze dall’aspetto austero, ruvido e sgangherato, barracopoli fatiscenti, popolani vestiti di stracci, ladri e predoni pronti a tagliare la gola al primo malcapitato pur di recuperare una piccolissima ampolla di akker, l’essenza magica verde preziosa piú dell’oro e dei gioielli. Non c’è alcuno spreco di vignetta, nessun movimento che manchi di raccontare i sentimenti, le emozioni dei personaggi – Bergara muove ogni singolo elemento con maestria, sfoggiando una ampia gamma di stili dai quali attingere. Applicando le lezioni dell’high fantasy di Moebius e l’espressività, lo stile di Christophe Blaine, Bergara sembra rimodernare l’energia immaginifica di Mike Ploog e Ralph Bakshi, autori di grandi opere fantasy dai toni oscuri come la trasposizione animata de Il Signore degli Anelli e Wizards. L’artista impreziosisce le tavole, sfrutta a pieno l’ampio spazio di manovra, tra enormi campo aperti che aprono finestre sul mondo e cura smodata anche per i piú insignificanti dettagli.

Coda, così come Bergara, dimostra in più occasioni una natura multiforme – un pregio derivato dalle multiple sfaccettature che il fantasy può avere. Dall’horror all’action, sempre con il sottile substrato ironico, Spurrier e Bergara rendono l’esperienza divertente e mai banale.
L’incredibile attrattiva di un fumetto come Coda sorprende ancora di più quando, in sede d’analisi, ci si rende conto di quanto la trama sia essenziale e minimalista. Simon Spurrier si rivela un narratore silenzioso quasi quanto Mmm – e la caratterizzazione del protagonista si incastra perfettamente nel messaggio di questo primo volume. Prima della Repressione, Mmm era un bardo. Tuttavia parla molto poco e, quando lo fa, risulta antipatico, scorbutico e bardato d’una corazza di cinismo e sarcasmo affilatissimo. Il nome “Mmm” fa riferimento al tic vocale del protagonista, onomatopea mormorata in continuazione che riassume l’intero mood del personaggio. Costantemente incurante, menefreghista e scocciato dal mondo che lo circonda, Mmm vive gli eventi di questo lungo prologo concentrato sull’unica cosa che lo spinge ad andare avanti: ritrovare la moglie Serka, sparita insieme ad un gruppo di feroxi Urken.

In questa narrazione di sottofondo si trova la vera forza, straripante, del concept di Coda. L’assenza di magia e la spasmodica ricerca di un modo per riportarla al mondo non fanno altro che sottolineare quanto in realtá i canoni della narrativa fantasy siano un modo di mascherare la pateticitá del mondo “normale”.

Tramite il diario accennato in precedenza, i pensieri di Mmm affiancano il lettore in un world-building magistrale, raccontato con parole malinconiche ed amare di Simon Spurrier. Una storia nella storia, che colma i pochissimi vuoti lasciati dalla matita di Bergara. Il mondo dopo la Repressione fa schifo e Mmm non ha alcun timore di sottolinearlo al lettore – non parla dei tempi andati con nostalgia, non parla di magiche avventure o di gesta eroiche.

Il protagonista di Coda si guarda indietro e non crede a quanto ha vissuto, non comprende quanto sia andato perduto: se la magia e il mondo prima della Repressione erano il buon vino, ora Spurrier e Bergara raccontano dei postumi della sbornia, includendo puzza di vomito ed emicranie lancinanti. Senza l’ebbrezza del canone fantasy, tutto si rivela nella sua più squallida pateticità. Proprio per questo motivo il sarcasmo di Mmm funge da filtro per il lettore, offrendo nuovi spunti di riflessione e punti di vista su meccaniche narrative e cliché come cavalieri in armatura lucente che proteggono una cittá di cianfrusaglie e straccioni.

La narrativa fantastica privata dei suoi elementi essenziali, incattiviti o impoveriti con saggezza, permette ai creatori della storia di distorcere la visione del lettore, mettendo in luce tutto quello che prima era nascosto attraverso abili seppur tradizionali e abusate metafore. La voce di Mmm è quella di un narratore schietto dalla risposta pronta, gracile e furbo, quasi fin troppo scaltro per essere “un buono”, come lo potrebbero essere i classici eroi impavidi e potenti o le principesse/guerriere senza macchia e senza paura. In questo senso, la distorsione attuata da Spurrier e Bergara si estende anche alle aspettative della storia, che vengono ribaltate nell’ultimo capitolo – un break necessario, che chiude il “prologo” alla storia e mette in movimento la trama vera e propria, facendo tesoro dell’ambientazione costruita fino a questo punto.

Senza draghi incantati, foreste abitate da saggi elfi, Simon Spurrier e Matias Bergara si divertono nel ribaltamento dei canoni. Nobili destrieri sostituiti da creature spaventose e dalla bocca blasfema, ampolle di magia usate come droghe sintetiche.

I primi quattro numeri contenuti nel volume Panini Comics racchiudono perfettamente la premessa ad una storia epica che rifugge, ride e si fa beffe dei tropes fantasy. Gioca al tempo stesso con il genere post-apocalittico ma non lo abbraccia del tutto: la Repressione di Coda non rappresenta un vero e proprio cataclisma ma sembra l’effetto di un intervento metanarrativo che spoglia una storia dei suoi elementi chiave. Il mondo non smette di funzionare per questo motivo, tuttalpiù si reinventa e si analizza, si prende in giro cinicamente e si riscopre nei suoi aspetti più banali e squallidi, infami e decadenti.  Spurrier e Bergara sono la voce fuori dal coro, che sperimenta e racconta una storia incredibilmente avvincente ed intrigante, fatta di nuove prospettive, personaggi insoliti, inadatti, protagonisti di situazioni anomale e degradanti.

Coda umilia e banalizza i canoni fantasy tuttavia non li ripudia, anzi ricostruisce partendo dalle macerie di una struttura narrativa trita e ritrita, facendo del feeling post-apocalittico un ottimo supporto creativo. Una lettura che stupisce per la solidità narrativa espressa in poco più di 130 pagine, un’ambientazione ricca di possibilità di esplorazione che, non c’è da avere dubbi, Spurrier e Bergara coglieranno al volo nel secondo volume.


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