#PaniniComics / Klaus – La Recensione

Carlo Vitali Rosati

Grant Morrison con Klaus reinventa le origini di Babbo Natale con una storia a metà strada tra il fantasy e il supereroistico.

Ad accompagnarlo nell’impresa, Dan Mora con i suoi bellissimi disegni e colori. Ci sono tutti i numeri per avere un grande fumetto. Il risultato? Andiamo a scoprirlo.

A colpire di più, all’inizio, sono il character design dei personaggi (Babbo Natale non è mai stato così figo, epico e muscoloso) e l’ambientazione bislacca, ma mostrata con stile ed eleganza. Nella città di Grimsvik si avvicina la festa di Yule, ma un governante malefico vuole… distruggere la festività, rendere la gente infelice e rubare tutti i giocattoli per darli al proprio viziatissimo figlio. Letteralmente. Quello che qui può sembrare una bizzarria di dubbio gusto, però, viene presentata in modo gradevole e sensato, senza ricorre a spiegoni, con un’eleganza non comune neppure per gli standard di Grant Morrison.

Una piccola nota stonata che potrebbe far storcere il naso ai più raffinati è proprio il forte distacco tra lo stile grafico realistico e crudo, e l’ambientazione fiabesca, con cattivi che sembrano usciti più da Adventure Time che da una storia supereroistica – ma questo, c’è da dirlo, è un tratto caratteristico delle storie di Morrison, e nella maggior parte dei casi io lo trovo divertente e gradevole.

Tornando alla storia: Grimsvik è misera, una città condannata all’infelicità, e solo un uomo può riportare la gioia e lo spirito delle feste. Babbo Natale… No: un cacciatore stregone selvaggio che gira mezzo nudo nella neve come il Dovahkiin. E la storia infatti, seguirà la trasformazione del protagonista, da cacciatore selvaggio a spirito di una festività.

A proposito di Dovahkiin, l’iconografia di Dan Mora sembra ispirarsi parecchio agli eroi dei videogiochi: Santa Klaus ricorda, in base alla scena, il Witcher Geralt di Rivia, i protagonisti di Assasin’s Creed e tanti altri. Come alcuni di questi eroi, purtroppo, anche Santa Klaus ha un arco di trasformazione non molto marcato, soprattutto a causa della mancanza, nei primi capitoli, di un chiaro difetto da superare.

Le scene sono ben costruite, piene di trovate divertenti e ingegnose sulle origini di tante tradizioni invernali, i comprimari evolvono e cambiano in modo soddisfacente e i cattivi, per quanto esagerati, sono ben caratterizzati e pieni di conflitti e retroscena. È un peccato che l’elemento più debole sia proprio il protagonista.

Le cose cambiano a metà opera, dove un quarto capitolo ricco di flashback svela la storia del protagonista e approfondisce la sua caratterizzazione, dandogli lo spessore che manca nei primi tre capitoli. Da qui in poi l’opera prende veramente il via e diventa più interessante, con colpi di scena e citazioni a… Mi fermo per evitare spoiler, ma se la lettura dei primi capitoli non dovesse convincervi al 100%, date un po’ di tempo e la storia migliorerà decisamente.

Meritano una menzione anche le trovate bizzarre come viaggi psichedelici, navi vimana e misticismi assortiti che, oltre a dare un tocco originale a quello che poteva rischiare di cadere in tanti cliché del fantasy, è anche in linea con tanti racconti mitici tradizionali a cui l’autore sembra rifarsi nell’invenzione delle origini di Santa Klaus.

Klaus è un’opera dai toni epocali, piena di scene d’azione ben congegnate e trovate divertenti. Una buona lettura in generale, ottima per accompagnare le feste.

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