#PaniniComics / La potenza della transmedialità: The Witcher Omnibus

Daniel Spanò

Non ho mai giocato a The Witcher 3 (lo so, sono una brutta persona, non ancora almeno, è li sullo scaffale in attesa che le mie giornate diventino meno “affollate”), ma sicuramente è un tipo di titolo che mi affascina, non per le sue dinamiche di gioco, ma più che altro per la storia. Che volete, sono pur sempre un videogiocatore vecchio stampo.

Questo aspetto della saga basata sui romanzi del polacco Andrzej Sapkowski, mi ha indirizzato verso la sua versione a fumetti, pubblicata originariamente da Dark Horse e portata in Italia da Panini Comics, in una versione omnibus da quasi 400 pagine, certo che non ne sarei rimasto deluso.

Quattro storie, quattro spin-off della saga principale che palesano la volontà di Paul Tobin di rendere accessibili questi DLC fumettistici anche a chi non ha mai avuto a che fare con le avventure di Geralt di Rivia.

Ma la vera bravura di Tobin è stata quella di riuscire a rendere interessante e quasi mai noiosa la lettura: queste quattro storie infatti sono incentrate principalmente su conversazioni (alcune anche particolarmente prolisse) tra i personaggi, rendendo l’azione particolarmente marginale. Uno sforzo enorme quindi quello dei tre disegnatori messi al lavoro sulle sceneggiature di Tobin, i quali non sempre sono all’altezza del franchise polacco.

Mentre Joe Queiro (La casa di vetro, I figli della volpe) è quello che  convince di più per personalità e stile, cercando spesso anche soluzioni registiche e di composizione della tavola più dinamiche – oltre al suo forte richiamo ad atmosfere tanto care a Mike Mignola – la sua controparte italiana Max Bertolini è quello che, forse, convince di meno, troppo legato ad una visione del fumetto diametralmente opposto a quella del mercato americano, nonostante una cura al dettaglio grafico non indifferente.

Un serie, questa di The Witcher che tende a non uscire dalla propria confort zone, scelta che limita un po’ la potenzialità di un brand che negli anni ha riscosso sempre molto successo tra il pubblico. La Dark Horse, avrebbe dovuto scommettere di più, puntando a nomi più risonanti del mondofumetto, cercando di ampliare il target di destinazione del prodotto: non so, io un Mignola (autore della cover) ce l’avrei visto bene.

In conclusione questo è un volume che consiglio caldamente ai fan della saga, se volete rivivere le atmosfere del videogioco senza veder stravolgere troppo le cose. Questo è un fantastico modo per conoscere meglio il Witcher più famoso del mondo,  ma è anche l’ennesima prova di come i publisher stiano puntando sempre di più sulla transmedialità, realizzando per il pubblico prodotti di altissima  qualità, perfettamente in grado di camminare sulle proprie gambe, costole del brand di riferimento.

NOTA A MARGINE:

Un doveroso grazie va alla Panini Comics, che ha messo su un’edizione omnibus senza fronzoli, che da il giusto peso al suo contenuto e che fa piacevolmente a cazzotti con le velleità “BAOtiful” di molti editori italiani.


Comments are closed.