#StarComics / Povero Pinocchio – XX anniversario: bisogna davvero crescere?

Leonardo Cantone

Povero Pinocchio torna sugli scaffali grazie alla Star Comics, in un volume perfetto per raccogliere l’opera di Alessandro Bilotta ed Emiliano Mammucari.

Il personaggio di Pinocchio è famosissimo. L’icona del burattino di legno che vuole diventare un bambino ha varcato i confini della nostra penisola e ha conquistato l’immaginario di milioni di lettori di tutte le età. È sbarcato al cinema in tutte le versioni ed è stato reinterpretato in molteplici visioni.

La ragione non è solo merito del suo autore Carlo Collodi. Difatti, Pinocchio, nella sua “ingenuità” identitaria, incarna il senso di solitudine nella crescita, il bisogno di sentirsi appartenere ad un mondo che sembra, invece, allontanare, l’impulso vitale alla febbrile conquista di ciò che ci circonda.

Ma, e questo era chiaro nella penna di Collodi, è anche metafora degli errori per inesperienza, per una malriposta spinta egoica nei confronti dei propri obiettivi.

Povero Pinocchio, dunque, prende in prestito solo una parte del burattino di Collodi.

Proprio perché le (dis)avventure di Pinocchio sono fin troppo celebri, gli autori non le hanno adattate così come ci si aspetterebbe dalla storia del burattino di legno.

Centrale, come nell’originale, è il tema della crescita. Dolorosa, eccitante, pericolosa ma necessaria, la crescita non ha una sola strada. E Bilotta, questo, lo serra attraverso una sceneggiatura ricca di suggestioni.

La riflessione portante riguarda la libertà. La libertà di crescere. Perché essere burattini di una società che controlla le nostre azioni e i nostri pensieri? Nulla di orwelliano, ma piuttosto una triste (perché ancora drammaticamente attuale) riflessione sulle pastoie sociali che impongono la crescita individuale di ognuno di noi. La libertà significa scegliere di crescere restando sempre un po’ bambini.

Essere bambini, significa non coprirsi con un velo, significa vivere spontaneamente, significa non adattarsi a dogmi socioculturali che non ci appartengono.

Pinocchio incarna tale propulsione vitale.

Il Pinocchio di Bilotta e Mammucari non deve necessariamente diventare un bambino vero. Non deve adattarsi a ciò che la società ha imposto che egli sia. In un forte gioco di ribaltamento iconico, Bilotta suggerisce al burattino una strada alternativa.

I disegni di Mammucari sembrano lontani dai grafismi a cui ci ha abituati negli ultimi anni, eppure invadono con forza il cuore del lettore.

Tratti fiabeschi regalano a Pinocchio un’immagine di grande dolcezza e ingenuità, specchio delle insicurezze di chi si ritrova “impiccato” (non è un caso) dalla corda degli obblighi sociali. Realizzate ad acquerello, le tavole condensano atmosfere luministiche che, specialmente quando sono in contrasto cromatico, rendono tangibile l’emotività del lettore che si ritrova ad accompagnare il burattino nella sua “non crescita”.

Una nuova edizione, nuovi contenuti per la ristampa Star Comics.

Interessanti, infatti, sono gli editoriali e gli interventi degli autori stessi e del loro collega e amico Mauro Uzzeo che non solo raccontano un dietro le quinte più storico che realizzativo, ma indagano specialmente le pulsioni degli, allora, giovani autori.

Ora sono cresciuti, ma il burattino che è in loro sembra stia ancora vagando per i boschi, sfuggendo al Gatto e alla Volpe.


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