Robocop di Frank Miller: quanto ci era mancato

Robocop
Leonardo Cantone

Robocop era già tornato sugli scaffali. Saldapress ci aveva già portato in edizione di gran spolvero la lunga saga Vivo o Morto, ma con l’Edizione Definitiva del Robocop milleriano il cuore pulsante dei fan galoppa contento.

Basta solo stringere tra le mani il volume per sentirsi come un bambino il giorno di Natale. Un’edizione extralusso, di grande formato, di enorme foliazione (400 pagine), copertina in rilievo, un libro-oggetto da esporre con orgoglio in libreria.

Robocop

Corredato da pagine di estratti di sceneggiatura e cover gallery, la qualità tipografica è eccelsa, i colori brillano e la resa delle tavole è perfetta.

Se non bastasse questo a far amare questo volume, c’è sempre il nome Frank Miller a marchio di garanzia.

I FILM MAI ESISTITI

Frank Miller era stato messo al lavoro sulla prima bozza della sceneggiatura dei due sequel cinematografici del capostipite diretto da Paul Verhoeven nel 1987. Nonostante il suo nome compaia nei titoli, c’è ben poco di materiale milleriano nelle due pellicole. E il volume targato Saldapress ce lo dimostra.

Gli elementi cari a Miller ci sono tutti: violenza, società in declino, tensioni politiche, atmosfere noir, lo schermo televisivo come intermediario obnubilante tra realtà e comunicazione.

Se le pellicole cinematografiche esasperano alcuni lati e ne rimaneggiano pesantemente altri, il comics Robocop è il puro Miller. Non solo nella sceneggiatura, adattata per il fumetto da Steven Grant, marcatamente “scorretta”, ma anche dal disegno esagerato di Juan Josè Ryp.

 

IL FUTURO È UN INCUBO

La Detroit del futuro sembra la (Ba)Sin City tanta cara ai fan di Miller. Sporca, fumosa e polverosa, è una città in marcescenza, e lo dimostra la continua presenza di metalli arrugginiti, corrosi e contorti.

Dopotutto il protagonista è fatto di metallo, il futuro lo si immagina(va) di metallo. Nel futuro corrotto e corruttibile, anche la mate

Robocop

ria costitutiva è soggetta a degrado. E, in questo, il disegno di Ryp è palese: il disegnatore indugia sui dettagli, li

esaspera, se c’è qualcosa di rotto, di non integro, lo si deve mostrare chiaramente.

È chiaro che tale operazione non è di mero virtuosismo grafico, ma di necessaria espressione metaforica.

Anche la seconda storia presente nel corposo volume, Robocop: l’ultimo baluardo, riprende gli elementi cari a Miller già citati in precedenza, aggiungendo le suggestioni nipponiche e post-apocalittiche elaborate già in Daredevil e Wolverine.

Grant rimane all’adattamento dello script, coadiuvato da Ed Brisson per il solo epilogo, cambia il disegnatore: Korkut Oztekin.

Se, dunque, la sceneggiatura è ben allineata nel mood narrativo, il disegno intraprende un percorso diverso. Meno “distrutto” e più “sporco”, l’ambiente serve ad sorreggere il concept del racconto. La dimensione spirituale, la presenza della religione cattolica è soffusa ma continua.

L’uomo è stato creato da Dio che ha abbandonato l’uomo che, perciò, odia Dio. Miller basa su questo la seconda sceneggiatura: Robocop odia il suo creatore e, dunque, odia se stesso. Metafora sempre adatta ad interpretare una società malata e in putrefazione come quella distopica dell’America del futuro immaginato da Miller. Un futuro che, leggendo oggi il volume, ha meno il sapore di distopia, quanto di probabilità.

Robocop

UNA SUMMA MILLERIANA

Nonostante Miller avesse concepito il suo Robocop una trentina di anni fa, sono evidenti una serie di elementi molto cari all’autore. Elementi che nella sua carriera ha poi elaborato, espanso e riadattato. Leggere i due racconti è come ricostruire la carriera dell’autore statunitense. La tensione socio-politica e la dittatura mass-mediale sono le colonne portanti del futuro (ora divenuto tristemente “presente”) intuito da Miller e già precedentemente espolarto.

Ronin, Il Ritorno del Cavaliere Oscuro e il già citato Sin City, sono le tre matrici che ritornano in Robocop con grande forza. L’identità narrativa del poliziotto robotico si presta al concetto di “eroe” milleriano: decadente, stanco, costretto alla brutalità, ma fedele al proprio “voto”. Il Robocop di Miller è vicino al Batman de Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, al Marv di Sin City e al Leonida di 300.

Robocop – Edizione Definitiva di Frank Miller edito dalla Saldapress, è dunque, un fondamentale per i fan dell’autore americano, ma anche la possibilità di leggere un ottimo fumetto dalla grande forza narrativa.

Certo, se non rincuora l’immagina che offre del futuro, alimenta, di certo, l’amore per il medium fumetto.

E l’occhio che si perde nella libreria.


Comments are closed.