#RWLion / Il Rat God di Corben e l’amore per la mostruosità

Fabrizio Mancini

Quest’anno Corben ha ricevuto il Gran Prix del 45° Festival del fumetto di Angoulême. Qualche mese prima, nel 2017, arriva in Italia, con RW Lion, la sua miniserie per Dark Horse in 5 numeri, Rat God, raccolta in un volume unico.
Richard Corben, autore completo di questa miniserie, spazia in un mondo che conosce bene, e come lui  un’infinità di lettori, su cui fa molta presa.
Fuori Arkham, nelle sue foreste, si consuma una storia dai tratti nettamente lovecraftiani. Un uomo  arrogante e pieno di sé va in cerca del passato di una donna che ha rapito il suo cuore e la sua mente. Ma quel passato, e il suo presente, sono densi di un orrore raccapricciante. Tutto riconduce ad una piccola città dall’aria abbandonata, ma che è tutto tranne che disabitata. I suoi abitanti hanno abitudini alquanto controverse. Un fumetto in cui l’atmosfera della sperduta provincia americana dei primi del ‘900 si unisce alle leggende dei nativi americani.
Ciò che più colpisce sono le figure umane di Corben e la loro estrema densità. Una massa compatta che sembra raccontare la mostruosità del genere umano. Volti e corpi che farebbero l’invidia del blasonato Amedeo Modigliani. Visi lunghi dagli occhi profondi e inquieti. Ma se il famoso pittore italiano cercava una bellezza eterea, Corben mostra una sessualità becera e grezza, perché l’orrore arriva anche dall’uomo, che sia visibile o ben nascosto. Difatti il maestro ha la possibilità di giocare con i suoi pupazzetti come fosse morbida argilla, più che con la storia in sé. Approntando uno storytelling abbastanza semplice, ma sperimentando con la gabbia.

Un volume da recuperare e da custodire gelosamente.

 

 


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