#RWLion / Justice League Rinascita #21

Fabrizio Mancini

Justice League 21 è un albo interamente al femminile, nel senso che tra Justice League, Titani e Red Hood spiccano come protagonisti dei rispettivi capitoli la Lanterna Verde Jessica Cruz, Omen alias Lilith e Artemide.
Purtroppo scrivere personaggi femminili (da sceneggiatore maschio), non è impresa di tutti i giorni, e difatti l’albo è sottotono, fortunatamente dal peggiore al migliore.

Partiamo con Jessica. Ancora una volta ci si concentra sulla sua insicurezza, e che l’effetto sia reale, contrastando la totale sfiducia per se stessa con voglia di rivalsa e grandi capacità, non serve se poi è la terza o quarta volta che se ne parla anche se con diversi eventi. Testimone il capitolo di JL 20, dove avveniva la stessa cosa, e nel finale Jessica acquisiva enorme fiducia quando scopriva che Wonder Woman la vede come suo pari. Dov’è finita quella fiducia tra questi due albi? Alla faccia dello spazio bianco e della closure.

Proseguiamo con un capitolo dalle grandi potenzialità, che purtroppo scade nella risoluzione più banale della storie delle risoluzioni banali. Un interrogatorio, il prigioniero è un noto criminale con potenti abilità, Psimon, dall’altra parte un buono, una ragazza piena di turbamenti, per lei e i suoi amici, appunto Lilith, che deve assolutamente svelare un piano che il suo avversario conosce, ma che non concederà facilmente. Lui sembra e si sente chiaramente superiore e lei invece appare solo come una bimbetta. Di queste scene ne abbiamo viste a milioni, a partire da I soliti sospetti fino al primo Avengers (per rimanere in tema supereroi), e lungi da me dal lodarlo, ma in Avengers la stessa scena avveniva senza poteri in mezzo. Tanta esposizione che non porta assolutamente a niente, per attendersi un colpo di scena telefonato già dopo un paio di scambi tra i due, tutto per lanciare un sassolino che dovrebbe gettare il seme di una corrosiva attesa nel lettore, che con me non ha minimamente attecchito.

Un po’ meglio il racconto di Artemide che si apre a Jason Todd dopo tempo. Viene finalmente inquadrata l’origine in Rinascita di questa amazzone che ricalca comunque quella già conosciuta. Ma la sua storia resta di sfondo sulla vicenda che racconta. Un ricordo di amicizia tra compagni d’arme, ma non solo. Paura, tradimento, colpa. Red Hood commenta con “a volte è impossibile trovare la differenza tra vittoria e sconfitta”. Come a svelare un lato dell’essere supereroi, si va avanti e spesso, anche se il risultato è dalla tua parte, perdi comunque qualcosa, senza capire se hai vinto o perso.


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