#SaldaPress / ’68 di Mark Kidwell e Nat Jones – La Recensione

Febbraio ’68, Tay Nguyen, Vietnam centro-meridionale. Il tenente Tommy Blake e la sua squadra sono a un passo dal congedo e dal ritorno a casa, quando vengono inviati per un’ultima missione. Una stazione d’ascolto non risponde da giorni e bisogna andare a vedere cosa è successo. Potrebbe essere stata assaltata dai “Charlie”, come vengono chiamati i Viet Cong dai soldati americani.
Bisogna tornare sul campo, bisogna addentrarsi ancora una volta in quella maledetta giungla. L’incubo non è finito, ma sta per cominciare.

Già pubblicata alcuni anni fa in 6 volumi da Saldapress, ’68, serie USA scritta da Mark Kidwell su disegni di Nat Jones e colori di Jay Fotos, aveva fatto il proprio esordio oltreoceano nel 2006, per divenire poi serie regolare Image Comics nel 2011.
Oggi SaldaPress la ripropone in formato edicola, secondo la stessa formula già adottata qualche anno fa per serie come Manifest Destiny e Ghosted.

In questo primo numero Kidwell ci introduce nello scenario del Vietnam all’indomani della tragica offensiva del Têt, che aveva seriamente provato le forze e lo spirito degli americani.
L’orrore della guerra, così difficile da rendere nella sua reale portata a chi non l’abbia vissuto in prima persona, rappresentato secondo la metafora zombie.
I caduti in battaglia si rialzano come morti viventi, privi di umanità e intelligenza, mossi soltato da un feroce istinto cannibale.
Orrore e crudeltà si amplificano quando i protagonisti sono ragazzi-soldato faccia a faccia con la morte, come talpe all’interno dei cunicoli scavati dai Viet Cong.

Quello dei morti viventi è uno dei filoni della letteratura horror più in voga, specie dopo il successo di The Walking Dead e della sua trasposizione televisiva.

A dispetto di quanto si potrebbe pensare ’68 non è però debitrice nei confronti della serie di Kirkman, avendo una sua precisa personalità, uno spessore e delle tematiche persino più profonde e mature.
È piuttosto direttamente ispirata a La Notte dei morti viventi di George A. Romero, opera capostipite del filone zombie.
Cosa succedeva nel resto del mondo in quel 1968 in cui si svolgono i fatti raccontati da Romero? E quale scenario migliore della guerra in Vietnam per rappresentare quell’orrore?

Un orrore che seguirà quegli uomini al ritorno in Patria, coinvolgendo le persone a loro vicine e l’intera società americana.
Il senso di alienazione, la sindrome da stress post-traumatico, l’impennata delle tossicodipendenze, la crisi di valori, sono i veri zombie che i reduci dal Vietnam hanno portato a casa.

Kidwell dimostra di avere le idee ben chiare, di sapere esattamente cosa dire e come dirlo, dall’inizio alla fine.
Non una narrazione stile soap, che procede all’infinito, reiterando lo stesso schema per ipnotizzare e fidelizzare il pubblico, ma un racconto che, con rispetto per il lettore, appare sempre ben delineato e con un preciso punto d’arrivo.

Se ’68 è un’opera ben riuscita, buona parte del merito va riconosciuta a Nat Jones e ai suoi disegni che, insieme ai colori di Jay Fotos, portano alla luce lo spirito della storia e la psicologia dei protagonisti con griglie strette, dense e serrate, in cui i disegni e i cambi di tonalità danzano alla perfezione con i dialoghi per un risultato che coniuga dramma, orrore e un umorismo splatter di alleggerimento.

Occasione da non perdere per chi abbia mancato la precedente pubblicazione e voglia una lettura a fumetti al contempo impegnata, divertente e gratificante.

 

 


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