#saldaPress / Aliens: Incubo sulla Terra – Recensione

Fabrizio Mancini

Quando si parla di Alien ( o Aliens), chi ne sa poco tende ad associarlo solo al nome di Ridley Scott. Chi i film li ha visti tutti e si è appassionato alla creatura nata dalla mente visionaria di Giger e dalle mani esperte di Rambaldi, inquadra Aliens – Scontro finale di James Cameron, il sequel del film di Scott, come il migliore della saga.
Da quando, grazie a saldaPress, sono arrivati i fumetti in Italia, questi hanno velocemente surclassato senza difficoltà i film successivi ad Aliens, tanto che la grande delusione di Alien: Covenant è stata dimenticata proprio grazie ad essi.
Tutto iniziò nel lontano ’88 quando, dopo due anni dall’uscita del secondo capitolo cinematografico, la Dark Horse coinvolge Mark Verdheiden per scrivere il primissimo fumetto sullo Xenomorfo, dal titolo Aliens, e diretto sequel (ambientato 10 anni dopo circa), dell’omonimo film.

Tale fumetto è arrivato da noi lo scorso anno in un volume cartonato meraviglioso, Aliens 30th Anniversary. Già da subito si è presentato come un ottimo prodotto, non solo tra le migliori storie della saga, ma proprio come qualità del fumetto. Tanto è stato l’amore per questo volume che, come un Xenomorfo, ha fatto nascere nel petto un hype per gli altri due capitoli della trilogia di Mark. SaldaPress ci ha accontentati con il secondo volume, che raccoglie appunto i due capitoli, rispettivamente Prigionieri dell’incubo e Guerra terrestre, il volume invece unisce questi due titoli, ed è chiamato Incubo sulla Terra.

Prigionieri dell’incubo rivede chiaramente Newt e Hicks, in viaggio nello spazio aperto con una nave-cargo che nasconde un segreto. Non voglio dirvi nulla della trama della storia, per il fatto che è probabilmente la migliore storia a fumetti di Aliens e, come l’albo che la precede, non ha nulla da invidiare ai primi due film. Ogni tavola è un continuo “ommioddio”, per i testi estremamente magnetici, che scatenano quella meravigliosa sensazione famelica di averne ancora per poter capire cosa sta succedendo, e per i disegni.

Qui ci vuole un periodo a parte. Se nel primo capitolo della trilogia, i disegni di Mark Nelson erano di bianco e nero che scalfiva le tavole, rendendole di una densità avvolgente, ora è il turno dei disegni e colori ad aerografo di Den Beauvais, con uno stile quasi totalmente agli antipodi.

Prendente il film Metropolis, gli scenari, le forme degli oggetti, l’effetto squadrato dell’espressionismo fantascientifico, un aspetto che ha colpito tanti, uniteci colori pop, tipici della fine degli anni ’80, tendenti al glamour, che si stavano per riversare negli anni ’90. Un’esplosione visiva, che crea un mondo unico che non risente dei suoi quasi 30 anni.

Ovviamente non si tratta solo di scene incredibile, disegnate in modo altrettanto stupefacente, è ciò che contraddistingue il mondo dello Xenomorfo, a rendere questa storia sublime. Intanto la sensazione di ineluttabilità di fronte a tale creatura, la superbia umana nel voler cercare di contrastare tale forza. Newt e Hicks hanno ormai capito come pochi, cosa significa uno scontro con loro, li conoscono, e hanno imparato molto, hanno imparato a sopravvivere. QUESTO è forse uno, se non IL, significato principe dello xenomorfo, sopravvivenza ad ogni costo, qualunque esso sia.

La seconda storia di questo albo, capitolo conclusivo della trilogia di Verdheiden, è decisamente più onirico. Merito del tratto visionario Sam Keith (noto per Sandman di Neil Gaiman e creatore di The Maxx) che impressiona con classe un mondo mai visto con un occhio simile. Piccolo consiglio, la prefazione contiene uno spoiler se non conoscete assolutamente questa serie, quindi in caso leggetela solo dopo la prima storia.

In Guerra terrestre la Terra è perduta, ma la speranza, racchiusa in Newt e Hicks, non muore, Un grande incontro, avvenuto alla fine della pretendete, darà loro nuove forze, e la motivazione e guida necessaria per la guerra. Mark sembra approfittare del tratto di Keith per dare una base più filosofica a questo Aliens. Ci si inizia a chiedere il perché, come se gli Xenomorfi nascondessero delle intenzioni più profonde di quelle di sopravvivenza, ma tutto fa perno sull’empatia dei personaggi. C’è chi non perde la speranza perché si rivede in una bambina sulla Terra di un gruppo di superstiti, che inviavano immagini sperando in un aiuto. Di altro atteggiamento è chi invece punta tutto su ciò che gli è stato tolto, dagli Xenomorfi, dalla Weyland-Yutani

Probabilmente in questa trilogia si racchiude il non plus ultra della mitologia di Aliens, un capolavoro non solo del mezzo fumetto, ma di tutto ciò che è narrazione visiva.

 

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