#saldaPress / Black Eyed Kids

Black Eyed Kids, Vol. 1 – I bambini di Joe Pruett e Szymon Kudranski è un’opera furba.
Vi spiego perché.
Innanzitutto ci sono gli antagonisti/protagonisti: i bambini dagli occhi neri.
Chi sono? Da dove vengono? Cosa vogliono?
Subito queste domande si fanno largo nella testa del lettore, che rimane sbigottito e allo stesso tempo affascinato.
Perché i bambini dagli occhi neri sono una leggenda metropolitana di quelle radicate a tal punto nel web e nella coscienza collettiva, da suscitare interesse nella lettura.
Non parliamo infatti di personaggi lontani dalla realtà come licantropi, coccodrilli del sottosuolo di New York o vampiri. Sono normalissimi bambini, la cui unica anormalità è quella di avere pupille e iridi completamente nere.
A completare il quadro c’è poi una forza sovrumana e un odio feroce per gli esseri umani.
Ma veniamo al secondo punto del decalogo furbizia di quest’opera: il capo dei cattivi.
Un bambino ancora più piccolo, il cui corpo dimostra non più di cinque/sei anni.
Delle caratteristiche che il pubblico ha ben presenti, basti richiamare alla mente lo Stewie dei Griffin, per un esempio comico o il bambino di Insidious per uno dei molti esempi horror, che è perfino più calzante.
Il bambino con coscienza da adulto è infatti un topos letterario molto utilizzato e ci fa paura perché è la personificazione dell’insolito.
Ma in B.E.K., l’abbreviazione usata anche dagli autori, c’è molto altro, oltre alla furbizia.
C’è l’amore complicato di un padre divorziato per dei figli, che fanno parte del suo passato e non per questo sono meno amati.
C’è una scrittrice di mezza età che viene tirata in mezzo per raccontare la fine dell’umanità a opera dei bambini con gli occhi neri e finisce per essere più coinvolta di ciò che sembra.
Quel che è certo è che i disegni ben si sposano con la violenza e le tinte scure sono una delizia per gli occhi.
L’unica pecca, se di pecca vogliamo parlare, è la non presenza di una vera anima portante. Perché se c’è, è ben nascosta dai diversi fili narrativi che si sovrappongono, creando sempre più ritmo e ansia, ma leggera confusione nel lettore.
La parte finale in realtà ci dà chiare indicazioni su quale dei fili narrativi sarà il principale, ma non resta altro che attendere il Vol. 2 e ributtarsi in questa corsa disperata dell’umanità contro il tempo.

 


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