#saldaPress / Horizon 1: Rappresaglia

La sci-fi post-apocalittica, recentemente, sta lasciando il posto a futuri distopici in cui l’umanità è sul baratro della caduta.
Vuoi per il surriscaldamento globale, vuoi per lo sperpero di minerali fossili, l’uomo è, e questa è attualità, non fanascienza, fautore della disfatta della terra.
Immaginarsi un futuro prossimo in cui gli avvenimenti di cui sopra sono portati alle estreme conseguenze non è difficile. Nè tantomeno rassicurante.
Horizon, nuova serie Skybound /Image co-creata da Brandon Thomas e Juan Gedeon, parte da questi presupposti creando un incipit inquietante. E se fossimo noi i cattivi?

Thomas idea un’umanità collassata su sè stessa, prossima alla caduta, che pensa all’emigrazione interplanetaria come unico mezzo per sopravvivere.
La loro attenzione cade su un pianeta che alla Terra è molto simile. Il pianeta Valius.
Inutile dire che i valiani tutto vogliono meno che essere colonizzati, e decidono di bloccare l’invasione sul nascere, introducendosi di nascosto sulla terra.
La cosa bizzarra è che i protagonisti sono proprio i valiani, mentre i terrestri sono, appunto, dei villans senza scrupoli che infliggendo torture e omicidi cercano di carpire i segreti tecnologici di Valius.
La grande originalità si ferma qui.
Non che Horizon sia un brutto prodotto.
Ma l’intreccio dà molto di già visto (con i dovuti cambi di punto di vista). Lo stile narrativo, straripante di colpi di scena, ricorda quello delle serie tv di fantascienza dell’ultimo decennio, il che regala un’oretta di gradevole intrattenimento e action catartica.
La tecnologia valiana è spettacolare. Un mix di già visto e piacevoli novità.
Gli alieni possono trasformarsi tramite ologrammi in umani, e tradurre il linguaggio terrestre tramite traduttori nelle loro tute.
Zhia Malen, protagonista incontrastata, ha dentro di sè un utile quanto pericoloso microchip che le permette localizzazioni GPS e hacking nelle telecamere di sorveglianza.


I combattimenti sono molti, e molto vari.
Si va dai soliti (ma sempre ben accetti) predoni del deserto al carismatico quanto misterioso villan finale, dalla capigliatura afro, le capacità marziali di Goemon e tanto poco amore per gli ospiti indesiderati.
Il testo è funzionale al racconto, senza mai picchi di pathos, ma gestisce benissimo il ritmo serrato del racconto (leggendolo non sono riuscito a staccarmi neanche un attimo, tanto il tutto era adrenalinico). Molti sono gli accenni a misteri umani e valiani che verranno approfonditi nei prossimi volumi, la cui gestione potrebbe essere fondamentale per rendere il prodotto uno fra tanti o qualcosa capace di distinguersi.
Il disegno è asciutto, abbozzato. In alcuni punti sembra quasi di vedere degli skatch. Compito del colore, qui in particolar modo, è arricchire di volumi le forme accennate da Gedeon. Il che funziona molto bene. Non si tratta di un tratto sterile, ma anzi molto dinamico.
In alcuni punti, però (molto pochi, per fortuna), il disegno è così poco accennato che il colore deve creare anche le forme. Ed è una cosa che la colorazione digitale può certo fare, ma con risultati che fanno storcere un pò il naso.

Comunque, si tratta di un prodotto di un buon livello, adatto a chi ama la fantascienza più adrenalica, con una trama che, se gestita bene, potrà ritagliarsi col tempo la sua buona fetta di mercato.
Nell’attesa del secondo volume, speriamo solo che il nostro futuro non sia così nero come lo pensa Thomas.


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