#saldaPress / Horizon Vol. 2: Ricordo – La Recensione

L’interrogativo riguardo la presenza di altri pianeti abitati nell’universo vanta una ricca letteratura e ha alimentato una fertilissima produzione di romanzi, film, serie tv, fumetti.
Abbiamo spesso pensato agli alieni come “visitatori” e a un eventuale incontro con specie extra-terrestri in cui siano loro a giungere sul nostro pianeta. E non sempre con intenzioni pacifiche.
E se invece gli alieni fossimo noi? Se fossero i terrestri a trovare, attaccare e conquistare un altro pianeta abitato?
È questa l’idea di partenza di Horizon, serie a fumetti di Brandon Thomas e Juan Gedeon, edita Skybound EntertainmentImage Comics.
In Italia la serie è pubblicata da SaldaPress che, dopo “Rappresaglia” (#1-6), ha da poco pubblicato il volume 2, dal sottotitolo “Ricordo” (#7-12).
In Horizon i ruoli si invertono. Siamo noi “gli alieni”, siamo noi che invadiamo un altro pianeta, e con intenzioni affatto amichevoli.

GeekArea vi ha già parlato qui del primo volume, uscito nel febbraio 2018. In un futuro non troppo lontano, la Terra è al collasso e gli umani tentano di aggredire, invadere e colonizzare il pianeta Valius, nel sistema Horizon 1. Peccato però che gli abitanti di quel pianeta siano più evoluti tecnologicamente, abbiano capacità fisiche superiori, e non siano affatto d’accordo sul farsi conquistare.

Dieci anni dopo il tentativo d’invasione da parte dei terrestri, il comandante Zhia Malen, insieme alla sua squadra, formata da Mariol/Madame Coza, e dagli agenti Sherrie Davix e Finn Toppa, giunge sulla Terra con l’obiettivo di fermare all’origine la partenza degli invasori verso Valius e vendicare il sangue valiano versato.
Troverà un mondo sull’orlo del baratro, un ecosistema malato e in balìa della furia degli elementi naturali, un’umanità che non riesce a comprendere e rimediare ai propri sbagli, guidata da un’organizzazione occulta chiamata Keplero.

Questa organizzazione senza scrupoli, pur di colmare il gap rispetto ai valiani, si è spinta fino alla creazione di ibridi genetici, super-umani dalle capacità fuori dal comune e armi sempre più letali e avanzate.
Keplero cattura Finn e ne carpisce i segreti tecnologici della tuta che permette ai valiani, tra le altre cose, di mutare aspetto, comprendere e parlare tutte le lingue terrestri oltre a fungere da arma e amplificarne le capacità di combattimento.

Zhia ha investito tutto in questa missione: ha rinunciato a parte della sua “valianità” per farsi fare delle modifiche al cervello che le conferiscono ulteriori capacità, come localizzare i suoi compagni e la possibilità di interfacciarsi con i sistemi informatici.
La squadra riesce a liberare Finn ed è avvincente la lotta finale con Lincoln, emissario di Keplero e umano dalle capacità superiori.

Ma Horizon non è una storia lineare di attacco e rappresaglia. È anche questo ma, nel secondo volume, scopriamo una trama molto più articolata, con profondi retroscena e ricca di sorprese.
Man mano che si procede nella lettura di “Ricordo“, vengono giù i veli su importanti fatti pregressi e presentati protagonisti con un ruolo importante nel passato. Come intende Zhia sconfiggere Keplero e scuotere le coscienze intorpidite dei terrestri, liberandoli dalla dittatura cui sono sottoposti? Qual è la vera motivazione che l’ha spinta a intraprendere una missione così pericolosa, a un prezzo così alto?
Quali eventi e quali modalità hanno portato all’organizzazione e alla realizzazione di questa missione?
Cosa lega Zhia, Mariol, Sherrie e Finn?

Tutte queste domande avranno una risposta. E saranno risposte sorprendenti. Ci saranno nemici e fiancheggiatori, tanto su Valius, quanto sulla Terra.
Anche su Valius ci sono forti ambiguità e forti contrasti. Amore, famiglia, eroismo, gelosia, rancore, vendetta, egoismo, potere, calcolo politico, questi valiani sono “umani” in tutto e per tutto. Dimostrando anzi, di essere ancora più umani dei terrestri, come ci svelerà il “ricordo” di un precedente importante.

Non una banale suddivisione tra buoni e cattivi pertanto, ma due schieramenti in cui anche chi è animato dalle migliori intenzioni non è esente da macchie.
Continui flashback mostrano in maniera repentina, nel corso dell’azione, il passato dei protagonisti, un passato costellato di drammi, dubbi e forti contrasti.

I disegni di Juan Gedeon danno il meglio nelle tavole a tutta pagina e nelle inquadrature d’insieme, ma sono poco definiti e a volte confusionari nella descrizione dei particolari ambientali e nella caratterizzazione dei volti dei protagonisti.
Le tonalità cupe dei colori di Mike Spicer sono funzionali alla resa del mood distopico della narrazione ma non sempre aiutano a migliorare la nitidezza dei disegni.

Punto di forza di questa storia è  la dinamicità e la rapidità dell’azione e la spettacolarità delle scene di combattimento.
I rapporti interpersonali  e i personaggi sono ben caratterizzati, dotati di una psicologia tridimensionale ben definita, tanto i protagonisti quanto, se non soprattutto, i comprimari.
Lincoln (che ricorda Tiger Jackson di Tekken 3), Ellis Howe o lo stesso, misterioso Brago Noz, sono figure che colpiscono per carisma e personalità.

Un punto debole è forse la complessità di una trama che potrebbe confondere le idee a un lettore che si aspetti qualcosa di più semplice. È comunque sufficiente una seconda lettura per chiarire eventuali dubbi.

La morale di fondo diviene esplicita quando si fa cenno a un’umanità apatica, superficiale, che si è lasciata ingannare da un’élite che l’ha condotta all’auto-distruzione. Tra le righe di un’eccellente narrazione fantascientifica, Brandon Thomas muove la sua critica a un’umanità che rischia di smettere di essere tale.

Il volume si chiude con un importante, ulteriore punto interrogativo. Non tutti i retroscena sono stati svelati e ancora molti sono i misteri dietro questa storia. Restiamo in attesa del terzo volume; le aspettative sono alte e saranno sicuramente tutte soddisfatte.


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