#SaldaPress / Intervista a Charlie Adlard, artista di “The Walking Dead”!

The Walking Dead intervista copertina
Fabrizio Nocerino

The Walking Dead coverThe Walking Dead è un fenomeno mondiale multimediale. Dalla serie a fumetti si è passati, presto, alla serie televisiva, poi videogiochi, romanzi, giochi di ruolo. Superstar del fumetto sono i suoi autori come Robert Kirman e il disegnatore Charlie Adlard.
Proprio con quest’ultimo, al Napoli Comicon 2019, abbiamo avuto modo di fare due chiacchiere.

Charlie Adlard, artista simbolo di The Walking Dead, è un piacere averti qui con noi di GeekArea. SaldaPress è stata gentilissima a concederci quest’opportunità e noi siamo più che felici di poter scambiare quattro chiacchiere con un’artista del tuo calibro. Ma prima di entrare nel vivo, qualche domanda di rito… Ti sta piacendo il COMICON di Napoli? Cosa te ne pare della città, della fiera?

Grazie a voi! E’ bello potersi ritagliare un momento di tranquillità in una fiera così caotica. Ma non mi fraintendere, è fantastico essere qui al COMICON – ed effettivamente è la prima volta che vedo “davvero” la città. Atterrai qui a Napoli per qualche ora, una tappa durante un viaggio verso Sorrento. Sono contento di essere ritornato.

Una domanda che faccio spesso agli autori internazionali: quali differenze vedi tra Napoli e le fiere come San Diego Comic-Con, New York Comic-Con?

Il COMICON di Napoli mi sembra chiaramente diretto ai lettori di fumetti, è questo il suo medium di riferimento e c’è meno concentrazione su cinema, videogiochi. Per come è organizzato il COMICON sembra San Diego, sembra New York, anche se la sua natura lo avvicinerebbe più ad Angoulême e il Festival de la Bande Dessinèe, ma in quel caso parliamo di una fiera costruita con uno spirito completamente diverso.

Sono passati quindici anni dal tuo primo numero di The Walking Dead e, lasciatelo dire, la serie non è mai stata più bella ed avvincente di così. Cosa si prova a “guardare indietro”, ad osservare tutto il percorso compiuto finora?

Non capita spesso di lavorare ad un’opera così longeva, che tu sia scrittore o artista. Non credo nè io nè Robert Kirkman avremmo mai pensato di essere ancora qui, a scrivere e disegnare The Walking Dead quindici anni dopo. E’ un privilegio e siamo stati indubbiamente fortunati che la nostra creatura abbia avuto un successo simile.
La longevità della storia ha sicuramente superato le nostre aspettative. Ti confesso che, comunque, abbiamo sempre avuto questa idea di raccontare una lunga storia, dipanare il nostro storytelling lungo il corso di anni. Ricordo che, quando iniziai a disegnare la serie, morivo dalla voglia di lavorare ad un progetto simile. Sapevo di avere le capacità per tenere i ritmi, la velocità, l’ambiente editoriale giusto.


Saldapress sta pubblicando la serie qui in Italia e gli ultimi due volumi, I Limiti Che Superiamo e Ordine del Nuovo Mondo hanno sconvolto i sopravvissuti di Alexandria. Le orde di zombie sono state respinte, la Guerra ai Sussurratori è stata vinta – ma sembra che le cose stiano solo peggiorando per Rick Grimes. Cosa pensi dell’evoluzione del “leader senza paura” di The Walking Dead, il vostro protagonista principale?

Evoluzione è una parola chiave in The Walking Dead e si lega al discorso precedente. La storia ci ha concesso di entrare nella mente e nell’anima dei personaggi, renderli tridimensionali e “veri”. Rick è il nostro protagonista da quindici anni e ha subito enormi cambiamenti nel corso del tempo. Ha imparato a sopravvivere e a vivere, ha insegnato al mondo una nuova idea di società – e c’è ancora molto altro in serbo per lui nell’immediato futuro della serie. Vedrete…[ride, nda.]

The Walking Dead 2Così come Rick, ci sono altri personaggi che sono protagonisti di The Walking Dead, penso ad Andrea, Carl, Michonne, Dwight – ti affezioni a loro durante il percorso? Ti arrabbi quando muoiono?

[Ride, nda.] No, non mi arrabbio! Però mi ci affeziono, normale che sia così quando li scrivi e li disegni per così tanto tempo. Ma The Walking Dead è un fumetto in cui tutti possono morire, nessuno è al sicuro e lo mettemmo in chiaro da subito. Potremmo uccidere Rick nel prossimo volume e la serie andrebbe avanti per il suo cammino senza alcun problema.
Non sarebbe uccidere “il protagonista principale”, sarebbe uccidere un personaggio e The Walking Dead non è mai stato basato su un singolo personaggio, TWD è il Mondo che abbiamo costruito. Non sarebbe certo come uccidere l’Uomo Ragno in “Amazing Spider-Man”!
Non ho mai compreso il senso di accontentare i fan e “trascinare avanti” la storia di un personaggio in particolare solo per la sua popolarità, non è un ragionamento che condivido. Se il percorso di un personaggio è finito, è giusto eliminarlo definitivamente e lasciare spazio a qualcun altro. Che tu faccia fumetti o scriva serie TV, cinema, che tu sia un romanziere, questo genere di lavoro creativo ti costringe ad essere un po’ egoista: la storia va scritta per se stessi, senza cercare di assecondare il pubblico o scrivendo “per piacere” ad esso.
Credo che l’arte migliore, più spontanea e genuina, nasca da quello che racconti di te e della tua personalità – sta ai lettori, in questo caso, decidere se accompagnarti lungo il tragitto.

Come hai anticipato, il ruolo di Rick e la sua visione del mondo sono drasticamente cambiati da quelle che erano le sue convinzioni all’inizio di The Walking Dead. Dopo Negan e Alpha, la sua percezione della realtà politica e sociale cambia ancora con L’Ordine del Nuovo Mondo (il Vol.30 della serie SaldaPress), in cui incontrerà il Commonwealth e il suo leader, Pamela Milton.

Con L’Ordine del Nuovo Mondo la società “come la conosciamo” diventerà decisamente più ampia, problematica e complessa agli occhi del lettore e dei personaggi. Per fare un esempio, con il Governatore le cose erano semplici: bianco e nero, giusto e sbagliato. Crudele forse, ma efficace, chiaro. Col passare del tempo, questa visione diventa sempre più ambigua, specialmente dall’arrivo di Negan in poi – ad oggi è diventato un personaggio dalle molte sfumature, comprensibile…quasi!

Con l’introduzione del Commonwealth, io e Robert abbiamo voluto introdurre un nuovo strato sociale, una complicazione inedita nelle relazioni tra i protagonisti ed i nuovi elementi che conoscerete leggendo i volumi. Con The Walking Dead non parliamo di eroi e villain, non più almeno: TWD parla di persone, con i loro pregi e difetti sullo sfondo di un’apocalisse zombie. E’ qualcosa che trascende il concetto di “buoni e cattivi”.

Sono particolarmente affascinato da questo aspetto della serie e, da lettore di lunga data, ho sempre definito questo focus sugli esseri umani come il più grande pregio di The Walking Dead. Non a caso, tra i Sussurratori e il Commonwealth ci sono differenze sostanziali nel modo in cui l’uomo si approccia al nuovo mondo.
Alpha e i Sussurratori hanno rigettato la società e i suoi vecchi sistemi, vivono tra gli zombi e rifiutano qualsiasi forma di umanità, al punto tale da accettare atti crudeli come lo stupro – a volte “favorendolo”, un pensiero rivoltante. Con il Commonwealth e Pamela Milton, The Walking Dead mostra invece un ritorno alla società, alla legge e alla estremizzazione di questi aspetti. L’interazione tra gli umani, la politica e le lotte di potere in L’Ordine del Nuovo Mondo sono fondamentali quanto la paura, la morte e il dominio del territorio lo erano nella Whisperer Saga. Tu sei la matita e la parte visiva di The Walking Dead passa dalle tue mani, ma quale dei due “mondi” preferisci disegnare, quello violento e brutale dei Sussurratori o quello subdolo e silenzioso del Commonwealth?

L’orrore e il sangue sono “un male necessario” in un fumetto come The Walking Dead e mi piace cimentarmi disegnarle quando si presenta l’occasione, a preferisco lavorare con i personaggi, curarne i dettagli. Ci sono delle sottigliezze nelle espressioni del volto e nei movimenti del corpo durante un’accesa conversazione che sono ben più interessanti di un cervello saltato per aria [ride, nda].

Charlie Adlard 2Usciamo dalle pagine del fumetto per parlare di The Walking Dead come fenomeno globale e multimediale. Lo show TV prodotto da AMC sta per festeggiare il suo Decimo Anniversario, seguito dalla 5^ Stagione di Fear The Walking Dead – come se non bastasse, è in lavorazione un terzo show con un cast prevalentemente femminile. Ci sono delle volte in cui ti senti parte di una macchina più grande di te? Senti di aver contribuito in maniera tangibile alla vita dei tuoi personaggi “oltre la carta”?

E’ sempre curioso fermarsi e pensare di aver creato un mondo così grande disegnandolo sul mio tavolo di lavoro in un piccolo studio a casa nel Regno Unito. Non sono così ingenuo e so perfettamente quante più persone guardano la TV rispetto ai lettori di fumetti – così come ci sono molte più persone che vanno al cinema invece di leggere un libro. Non c’è molto da dire a riguardo, ho imparato ad accettarlo: ognuno ha il suo modo di fruire le storie che costruiamo. Col passare del tempo ho sviluppato un atteggiamento “à la Alan Moore”…

Sei diventato uno stregone?

No! [ride, nda] Ma sto che il fumetto è il fumetto, la serie TV è la serie TV, i videogiochi sono i videogiochi e via discorrendo. Fa piacere che The Walking Dead abbia successo in tanti media diversi ma non ci rimarrei male, non mi arrabbierei se la serie TV fosse fatta male o non piacesse agli spettatori. Non ho influenza su quella versione di The Walking Dead, io mi concentro sulla carta.

La cosa importante per me è che il fumetto sia sempre al suo massimo, tenendo fede alla qualità che abbiamo offerto finora e continuando la nostra storia nel massimo rispetto del pubblico – ma continuando per la nostra strada.

Dopo quindici anni di lavoro spalla a spalla, volevo chiederti quanto è cambiato nel tuo rapporto con Robert Kirkman, come funzionano le cose tra di voi durante la lavorazione di The Walking Dead?

Non credo sia cambiato molto, ad essere sincero. Non importa quanto successo possa avere il fumetto – alla fine ci saranno sempre due o più autori che scrivono, disegnano e inventano storie chini su un tavolo. Potremmo vendere 500 copie o un milione di copie del fumetto e la nostra chimica, il nostro lavoro insieme resterebbe perfettamente uguale. Con il passare degli anni diventi più sensibile ed intuitivo alle idee dell’altro e si crea un’affinità naturale – specie se scrivendo e disegnando passano quindici anni [ride, nda], che sono davvero tanti anni di collaborazione e scambio di idee continuo.

Charlie Adlard 3Come ti fa sentire essere il sogno di ogni editor? Hai un ritmo pazzesco e una qualità costante e i tuoi disegni non hanno mai subito cali dovuti alla fretta o all’ansia per la consegna. Senti l’invidia di alcuni tuoi colleghi?

[Ride, nda] Beh, ho sempre avuto la fama di essere particolarmente veloce! Ma a dire il vero non l’ho mai considerato essere il mio “pregio”, ho una buona programmazione del lavoro e sapevo già di poter mantenere questi ritmi quando cominciai a disegnare The Walking Dead.

Ogni tanto qualche artista mi si avvicina e mi chiede “Ma come ci riesci? Come fai a consegnare venti pagine puntuale, ogni mese?” e io rispondo “Beh…è piuttosto facile per me, non so di cosa tu stia parlando!” [ride, nda] Io sono il primo a stupirmi quando gli stessi artisti mi dicono di aver completato due, tre pagine in una settimana!

Disegno con regolarità, dormo ad orari adatti, approfitto del tempo libero. E’ il mio ritmo, sono fatto così. E’ per questo che non potrei mai fare l’insegnante! Avrei un pessimo rapporto con gli studenti in difficoltà e darei consigli molto basilari ed essenziali. Disegnare fumetti è un lavoro piuttosto semplice, se ci pensi: comincia dalla prima vignetta in alto a sinistra e disegna fino all’ultima vignetta in basso a destra. Poi ricomincia! [ride, nda]

Sei parte integrante di The Walking Dead da quindici anni e ciò ti ha consentito di raggiungere un successo mondiale di critica e pubblico. Da grande fan di 2000AD che conosce il tuo lavoro su Armitage, Savage e conoscendo anche il tuo lavoro su Warlock in Marvel con Greg Pak, ti chiedo se senti mai lo stimolo di disegnare qualcosa di diverso, hai mai voglia di accontentare la parte di te che sussurra “basta zombie”?

Ho sempre qualcos’altro pronto a tenermi distratto a sufficienza – ho appena concluso Vampire State Building, una serie in due numeri pubblicata da Soleil-Delcourt in Francia con Patrick Renault e Ange. Sarà una frase fatta, ma “Change is as good as a rest” (Cambiare fa bene quanto riposare) è una frase in cui credo molto e mi aiuta nei periodi più intensi al lavoro su The Walking Dead.

The Walking Dead foto

Il nostro Fabrizio con Charlie Adlard.

Puoi parlarci di Vampire State Building? Trovo molto curioso che tu faccia il passaggio da zombie a vampiri…

Che originalità, vero? [ride, nda] Ad un primo approccio, le due storie potranno sembrare simili, ma Vampire State Building è molto più un action thriller che un horror puro. E poi ho sempre voluto disegnare New York! Sono molto contento di poter collaborare con Soleil e Delcourt, sono un grande appassionato di bande dessinèe e misurarmi con lo stile francese, i dettagli, le griglie. Volevo una sfida e l’ho trovata! Spero che, magari, SaldaPress decida di portare la storia anche ai lettori Italiani, perchè, personalmente, l’ho trovata molto interessante e bella da sviluppare “in parallelo” a The Walking Dead.

Ultima domanda: qual è la più importante lezione appresa in quindici anni di The Walking Dead?
Oh, wow…fammici pensare! Non mi hanno mai posto questa domanda, stavo andando così bene…[ride, nda]

Mai sottovalutare il proprio valore, ecco la risposta. Nessuno avrebbe mai pensato a cosa sarebbe potuto diventare The Walking Dead, non era certamente il più originale, nè il più semplice da “vendere ad Hollywood”. Eppure…
Mai sottovalutare le proprie abilità e il proprio potenziale.


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