#saldaPress / ODY-C vol. 1 di Fraction e Ward – Recensione

Fabrizio Mancini

ODY-C non è una semplice trasposizione al femminile dell’Odissea, ma come dice uno dei suoi creatori, Matt Fraction, si tratta di invertire il polo dei generi, uccidendo tutti gli uomini, e mostrare come questa inversione possa influire sulla letteratura. Difatti è così, ciò che scaturisce da questo capovolgimento di poli è una totale destrutturazione sociale, il tutto condito in un mondo fantascientifico astratto. 

Se un sistema mitologico, accentrato sulla figura maschile, può mettere le donne nel piano riproduttivo, spingendo sulla natura sessuale, potenzialmente aggressiva del maschio. Su ODY-C, l’accentramento femminile porta ad una situazione più ermafrodita. Zeus diviene madre ma anche padre, mettendo un veto sulla procreazione di uomini, in un turbinio omosessuale di eventi, ma anche di amore materno.

Per quanto si possa mantenere una caratterizzazione simile ai personaggi originali, come una leader forte e cinica, con in testa e nel cuore l’obiettivo di tornare a casa, oppure una divinità suprema, passionale e scaltra, ma anche volubile e conservatrice, il semplice cambio di genere obbliga a produrre azioni e reazioni diverse dal modello, ancora di più la sua polarizzazione.

Numerosi ovviamente tutti i riferimenti diretti al poema, più o meno riusciti. Il ciclope ad esempio non porta grandi risultati, sembrando quello che Fraction non voleva fare, ovvero la diretta trasposizione di genere. Decisamente ben riuscita, congegnata e adattata è la vicenda di Prometeo. Non per cosa succede, ma per il suo significato. In un mondo di donne, dove procreare è indirettamente proibito, il fuoco che dona all’umanità è la vita stessa, aggirando la legge di Zeus.

Rischiosa la scelta di far dialogare solo le divinità, mentre narrare in terza persona la vicenda di Odyssea, tramite didascalie come se fosse in terza persona, con un effetto Omero-donna che racconta l’epopea di queste donne guerriere. Questa distanza può far risultare la lettura stopposa, sopratutto per via della troppa differenza dei due testi, uno canonico e scorrevole, l’altro più complesso, più simile al poema

I disegni sono affidati al visionario Christian Ward, che si diverte e gioca con un mondo fantascientifico complesso, denso di colori e immagini. I corpi si piegano come argilla grezza, rispecchiando sia la morbidezza di un corpo femminile sia la ruvidezza di un carattere femminile.


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