#saldaPress / Oudeis: l’odissea che trasforma il medium in arte

Fabrizio Mancini

Oudeis è qualcosa di estremamente raro, sopratutto per il mercato del fumetto italiano, raro come il suo autore, Carmine Di Giandomenico, che inesorabile continua a lasciarci tutti esterrefatti, termine che non rende comunque giustizia.
Vorrei prima di tutto mettere in chiaro una cosa, esiste un momento dove ogni medium diventa arte, quella vera. Non è questione di sminuire il lavoro degli altri, si tratta solo di pura nomenclatura che eleva necessariamente qualcosa. Non pensiate che il ritratto di un tempo fosse concepito come “qui si fa dell’arte”. Non c’era sempre il mecenate di turno che spronava, in senso buono o cattivo, la sua cerchia di artisti. A volte per campare si dovevano eseguire lavori concepiti come tali, che il tempo ha successivamente decretato come arte.
Ma un paragone più efficace per tutti è quello con l’industria del cinema, non come tecniche e non voglio nemmeno entrare in un discorso meramente economico, parlo di “lavoro”. Molti film sono fatti per il semplice e puro intrattenimento, non pretendono di essere arte come senso elevatissimo del termine. Poi ci sono storie che volente o nolente diventano arte, forse subito o forse dopo decenni.

Oudeis di Carmine Di Giandomenico è arte.

Razionalizzare ciò che significa questa opera a fumetti è difficile e molto probabilmente ingiusto, perché l’arte vera ti entra dentro fin nelle ossa, senza farti capire cosa sta succedendo. Influenza il tuo morale e ti fa ragionare su tante cose, molte delle quali non sono nemmeno trattate nell’opera.
Chiedo quindi scusa a Carmine e tutti quelli che come me rimarranno affascinati da questo fumetto.

Parto dalla cosa più facile e più evidente.
Le tecniche usate da Carmine sono varie ed estremamente diverse tra loro, confluiscono una nell’altra esaltando questa diversità. Un inizio follemente tecnologico e complesso con un tratto però pulito e chiaro, contrapposto ad un finale in un ambiente semplice ed estremamente naturale, ma disegnato in maniera articolata e difficile (testimone del fatto che l’ultimo capitolo è protagonista del Guinness realizzato da Carmine pochi anni fa). L’Horror Vacui che circonda e pervade il mondo di Ulisse all’inizio si modifica. Inizialmente appare come un  mondo denso immerso nel vuoto. Alla fine finge di sparire cancellando ogni forma di bianco. Ora è tutto più omogeneo, più calmo, più scuro. Il bianco non da più fastidio e fa parte del tutto, ma questo non elimina quella sensazione che torce l’intestino di Ulisse.
Questa diversità non è progressiva, non ha un senso logico apparente se non quello di unirsi con forza alla narrazione, altrettanto diversificata. Carmine sperimenta tanto, ma senza lasciare niente al caso.

Una decostruzione decisa e voluta, che percuote da dentro e da fuori il personaggio di Ulisse.

Si tratta di un meraviglioso caso in cui la forma è contenuto. Il mezzo del fumetto rende visivo il messaggio di questa decostruzione tecnica e caratterizzante. Ulisse è incompleto, lui lo sa e non riesce a muoversi se non per l’istinto di volersi completare. Il suo mondo e la sua persona sono spezzettati nel tempo e nello spazio, in forme e colori sempre diversi e inaspettati. Il passato diventa un puzzle da ricostruire insieme ad un presente denso di incognite.

Chi è veramente quell’uomo? Un marito, un viaggiatore, un guerriero, un amante, un padre. É la bellezza della decostruzione filosofica applicata ad un essere umano.
Tu sei tutto e quindi anche niente. Sei nessuno, in greco “Oudeis”.

La grandezza di questa opera è però netta quando la si guarda da lontano. Il progetto Oudeis consisteva in 10 libri in altrettanti anni. Solo 3 di questi sono stati realizzati, i primi due e l’ultimo. Nel mezzo c’è un’infinità ancora da raccontare. Tutto questo ricalca in maniera inaspettata il senso di incompletezza che è dentro il personaggio di Ulisse.
Oudeis è esattamente questo, una ricerca di se stessi che riflette l’autore e il suo flusso di coscienza, che non va inteso come uno sproloquio insensato, ma come una tecnica estrema di comunicazione e narrazione (oltre che una ripresa dell’opera di Joyce). Una persona incompleta può sentirsi nessuno, e lotta e si batte con ogni forza per trovare quello che gli manca. Quando lo trova però, scopre che è ancora incompleto, ma non si sente più nessuno.

Carmine ha condiviso con noi questo suo percorso, che con saldaPress troverà un finale, o forse no, in questa edizione di Lucca Comics&Games.


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