#SaldaPress / Shipwreck, di Warren Ellis & Phil Hester #Review

Shipwreck 1 Copertina
Fabrizio Nocerino

Aftershock Comics non é piú una novitá: fondata nel 2015 da due navigati editor come Joe Pruett e Mike Marts, la casa editrice ha saputo trarre al meglio la lezione creator-owned da Image Comics e, ad oggi, ha saputo offrire un nuovo porto agli autori in cerca di spazio personale, capaci di mettere al servizio di una nuova, giovanissima realtá il loro estro artistico e talento narrativo. Ad una lunga lista di nomi, e soprattutto vecchie amicizie negli anni tra Marvel e realtá indipendenti di Marts e Pruett, si aggiungono ora due maestri del fumetto contemporaneo, Warren Ellis e Phil Hester: insieme, grazie anche a SaldaPress, i due autori sono pronti a raccontarci dello strano naufragio che dá il titolo a Shipwreck.

All’apertura del volume, il lettore si trova subito a confrontarsi con un personaggio senza identitá e punti di riferimento. Il mare aperto lo circonda e i corvi ruotano vorticosamente intorno alla sua figura ustionata e coperta di stracci, residui della sua uniforme. Le prime pagine ci pongono di fianco a questo insolito protagonista, un uomo di mezza etá lontano dalle figure muscolose dei fumetti. Si copre con la giacca in una landa desolata e dai colori smorti, spenti e tetri, mentre uccelli predatori sembrano seguirlo ovunque vada. Il primo capitolo, Augure, comincia a parlare con il lettore soltanto all’arrivo all’interno di una tavola calda desolata ed un uomo, un ispettore in giacca catarifrangente gialla, che chiama a sé il protagonista: scopriamo, insieme a questo poco affidabile ometto, l’identitá del nostro “eroe”. Il Dottor Jonathan Shipwright, figura tormentata a capo del progetto Fuga In Avanti e della missione Janus; il suo naufragio, peró, non é navale, ma spaziale ed il nostro protagonista é morto, o almeno ufficialmente cosí pare. Qualcuno ha sabotato la Janus e ha apparentemente ucciso l’intero equipaggio, causando il disastro qui oggetto dell’indagine dell’Ispettore. Per Shipwright resta da scoprire dov’é Isham, il sabotatore, e cosa é successo al resto dello staff della Janus. Rivelare altro sulla premessa e sugli eventi di Shipwreck sarebbe come rovinare il gusto del brivido ad un cliente che, per la prima volta, entra in un ristorante etnico del quale non si sa assolutamente nulla, senza sapere se i sapori verranno apprezzati o meno.

Shipwreck #3, di Warren Ellis e Phil Hester.

Ellis presenta la propria storia in maniera anomala, volutamente, cercando di instillare subito il dubbio nel lettore, soprattutto con i primi capitoli, volti a creare un’atmosfera surreale ed onirica: Shipwright é morto davvero? Il naufragio é stato davvero opera di un sabotatore? Da dove é partita la Janus, ma soprattutto dove é andata a finire? Come fa Shipwright a trasmutarsi in polvere e muoversi nell’aria? L’atmosfera comincia, da subito, a muoversi elettricamente e in maniera instabile, con il mondo finora deserto che inizia a popolarsi di storie nella storia, dando vita a figure contorte come chef alle prese con carne umana, uomini impegnati a condurre sepolture celesti tibetane, scienziate fai-da-te che sembrano pronte ad emulare l’impresa di Shipwright e la costante elusivitá di Isham che, come un fantasma, sembra muoversi sempre un passo avanti al nostro protagonista. Isham sembra irraggiungibile, tanto quanto Shipwright non sembra darsi pace, sempre piú confuso dagli eventi assurdi intorno a lui. Possibile che questo sia un mondo post-mortem? Che la Janus sia letteralmente naufragata all’inferno?

Ad Ellis non piace dare punti fermi, in Shipwreck: con il terzo e quarto capitolo, Cairn e Razzo, il lettore viaggia indietro nel tempo e, insieme a Shipwright, va a ricordare e svelare le premesse dell’operazione Fuga in Avanti, le motivazioni dietro il lancio della Janus, ma ancora di piú scopre l’animo fragile, inadeguato e quasi dissociato dalla realtá del dottor Shipwright, elemento indecifrabile e verso il quale, spesso, é persino difficile provare empatia. Vagare in un mondo estraneo e fuori dalla normalitá non aiuta questa mente complessa, chiusa nelle proprie paure, ma la vendetta, cosí come la curiositá per uno scienziato, é forza motrice inesauribile.

Shipwreck non sarebbe lo stesso fumetto senza Phil Hester, fumettista con anni di lavoro alle spalle tra Marvel, Image, DC Comics e indipendenti. Trovare questo artista in questo momento della sua carriera significa, per Ellis, poter contare su un veterano e poterlo mettere alla prova: partendo dalle ambientazioni, la landa desolata che viene qui e lá interrotta da squallidi edifici dona alla storia ancora piú pathos e atmosfera, come se si fosse davvero a confronto con un mondo alieno e lontano dal nostro, sebbene abitato da esseri umani in tutto e per tutto simili a noi. Corvi feroci che squarciano carcasse, teschi e tumuli funerari per la strada sia alternano all’alta tecnologia che affiora nei flashback di Shipwright, con navicelle mosse da propulsori impossibili e tecnicismi che arricchiscono il design della Janus.

Con Hester, Eric Gapstur e Mark Englert a chine e colori lavorano a meraviglia, trovandosi e complimentandosi nella scelta di un tratto pesante, un ricco nero che contorna le figure, alternato a tratti piú sottili e complessi che stagliano figure appena accennate nelle tavole. Queste ultime saltano agli occhi grazie alla variopinta tavola di colori di Englert, che sí utilizza un’ampia gamma di colori caldi e freddi a seconda del setting, ma ne approfitta per aumentare il senso di distopia e stranezza, non esitando a sfoggiare degli intensi viola, accese tonalitá d’azzurro e un fiammeggiante rosso nelle situazioni piú disperate.

Shipwreck é un interessante esperimento narrativo, figlio degli ultimi anni di Warren Ellis, ormai sempre piú a suo agio nella forma della miniserie da sei numeri, piú sintetico ma non per questo meno audace. La raccolta in volume SaldaPress permette una lettura scorrevole ed avvincente, specialmente nei primi capitoli, dove i misteri sono decisamente accattivanti e permettono svariate riflessioni sui concetti fondamentali dell’uomo, dell’aspettativa di vita oltre la morte e di contrappasso.

Il finale della storia abbraccia invece il secondo aspetto di trama, quello piú concentrato nell’esplorare il lato fantascientifico della storia e la revenge-story che muovono Jonathan Shipwright lungo tutti i capitoli, senza mancare ad un ulteriore pizzico di mistero nell’ultima pagina. Molte porte rimangono aperte e Shipwreck é perfettamente in grado di essere considerato un volume unico, ma mai dire mai. Resta un intero mondo da esplorare, in fondo.

Shipwreck #1, copertina di Phil Hester.


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