#SergioBonelli / Dylan Dog #379 – Il tango delle anime perse

Fabrizio Mancini

Secondo albo consecutivo per Gigi Simeoni, che ancora una volta ci porta in una ghost story, mettendo a segno una doppietta di livello.  Questa volta, perlomeno per me, ho sentito il gusto più classico della creazione di Sclavi nella storia de il tango delle anime perse. Un racconto senza pretese, ma che dice tanto dell’essere umano, e di una paura più forte del semplice orrore.
Il titolo ha di per sé ha doppia valenza, la prima è quella diretta. Due amanti divisi e la passione per il tango è la prima, ma anche estremamente riduttiva, perché è la seconda che rappresenta la verità, una situazione altalenante per due anime senza riposo.
Questa è una storia di tormenti, la passione di due amanti divisi dalla morte. I fantasmi sono per eccellenza la rappresentazione di un’anima persa, un’anima tormentata, che insegue i vivi per trovare la pace. Perché il tango è la rappresentazione stessa di una passione burrascosa, fatta di separazioni e sofferenze, ma anche di amore travolgente.
Come spesso accade, Dylan viene tirato in ballo (scusate, era voluta), anche se meno vittima degli eventi.
Simeoni gestisce i tempi narrativi magistralmente, a metà storia giunge un forte plot twist che cambia totalmente le carte in tavola ridando vita alla trama, catapultandoci verso la risoluzione del quesito iniziale. Lo sceneggiatore ancora una volta usa i tempi giusti, e invece di allungare la trama, la chiude, escogitando un altro climax, quello vero, che ci trattiene fino alla fine dell’albo. Dalla parte dei disegni abbiamo Bruno Brindisi, vero veterano dell’indagatore dell’incubo. Una certezza, che rende tangibile il tormento che pervade Il tango delle anime perse. Un tratto realistico, fatto di ombre potenti, che rendono ancora più presente l’intento della storia.

 


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