#SergioBonelli / Dylan Dog #383 – Profondo Nero di Dario Argento e Corrado Roi

Fabrizio Mancini

Da alcuni giorni l’ultimo Dylan Dog porta una firma illustre, quella di Dario Argento. Ma anche un nome che nell’immaginario collettivo è significato di grande brivido, non è una garanzia di successo, e le voci insoddisfatte non tardano a farsi sentire. I temi e le immagini topiche di Dario Argento non mancano di certo, donne, sessualità, sangue, pratiche proibite. Tutto insieme però non sembra rendere memorabile questo albo, nonostante l’aiuto ai testi di Stefano Piani, un veterano della Bonelli e non solo.
Dylan sì, vittima degli eventi, ma anche della burocrazia. Per ben due scene l’indagatore incontra beghe inspiegabili con la polizia, direte come al solito, non proprio perché il problema riguarda la sua auto, problema che non si risolverà prima di riuscire a pagare una multa.
Ma queste due scene sono lì perché poi si riversano in altre più importanti dando anche una spiegazione alle precedenti? No, la prima è praticamente il cliché in versione multa dell’auto che si ferma proprio davanti il luogo dove la storia ha inizio, la seconda invece è una scena a sé, perché comunque Dylan doveva pur riprendere il suo maggiolino e chiudere la questione.
In aggiunta a questo ci sono alcuni passaggi poco chiari, sia da una tavola all’altra, sia tra vignette vicine, che abbassano drasticamente la leggibilità.
In tutto questo Dylan continua a seguire gli indizi tra sprazzi di strane apparizioni e lineare investigazione, anche troppo. Eppure è una storia che avrebbe fatto molto presa se confezionata in maniera più accorta. L’intrigo tra i personaggi, il mix tra brivido e sessualità, tra amore e vendetta, tutte cose che sono già ben calibrate, ma che non riescono però ad uscire bene fuori nel susseguirsi dell’azione.
Corrado Roi immagina perfettamente la visione di questo albo. Un equilibro elegante fra un nero deciso e un bianco sporco, volti intagliati dalla luce e dall’ombra. Le donne sembrano uscite veramente da un film di Dario Argento. Volti ovali e bellezza di ghiaccio, ma pochi sembrano sfuggire alla maledizione dell’uomo, un essere spregevole, una bestia, con volti terribili, condannati per tutta la vita a portare i segni del proprio male. Anche chi come Dylan, o altri personaggi, nonostante l’innocenza appaiono in parte colpiti da questo male, e Roi affila i loro lineamenti nel nero e nel dolore.


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