#SergioBonelli / Dylan Dog #385 – Perderai la testa – di Baraldi e Tanzillo

Fabrizio Mancini

Si è parlato tanto negli ultimi anni del restyling di Dylan Dog. Nonostante i grandi sforzi della Bonelli, non c’è stato un risultato unanimemente soddisfacente. Le lamentele sono state trasversali, così come i complimenti. Difficile poter trovare uno schema, bisognerebbe andare oltre i numeri di vendita. Quindi la questione è decisamente più personale. Alla fine Dylan Dog è talmente tanto radicato nella nostra cultura che anche chi non lo ha mai letto ne sa qualcosa e si è fatto una mezza idea, chi lo legge da tanto ha invece una visione chiara e molto soggettiva.

Per chi è più attento agli autori, è possibile condividere la propria idea di Dylan Dog con quella di determinati sceneggiatori e/o disegnatori. Per me, una di loro è Barbara Baraldi. Con 4 albi in pochi anni, la rinomata giallista ha portato una ventata d’aria fresca con le sue storie di Dylan, conferendo una sensibilità di maggiore spessore all’indagatore dell’incubo e misteri degni della sua storia editoriale.

Perderai la testa è un altro segno di come autori del calibro di Barbara non solo siano un punto di partenza, ma rappresentino una continuità solida per il futuro della testata. La fluidità delle sequenze, un mistero avvolgente eppure semplice, senza fronzoli o dall’ideazione complicata. Il portare Dylan fuori dal suo abituale mondo londinese non ha nulla di sbagliato, poiché si mantiene nel campo del paranormale.  I personaggi con cui ha a che fare a Parigi (non voglio fare spoiler, chi ha già letto capirà), sono una gustosissima e simpatica “deviazione”. Nulla di così astruso, ma sono sicuro che ci sarà qualche tradizionalista dalla mente poco aperta a certe introduzioni. Introduzioni che sarebbe interessante poter vedere in qualche spin-off.
Le introduzioni non si limitano a questo, poiché viene marginalmente presentato qualcuno che si preannuncia come futuro villain. Ad accompagnare Barbara c’è Emiliano Tanzillo. Con grande eleganza e morbidezza del tratto, Emiliano ci porta con Dylan in una Parigi inquietante. Con estrema perizia riesce contemporaneamente a mostrarci tutto con linee sottili, a darci grande impatto con neri prepotenti  e puliti ed a scavare nella paura e nella morte con infiniti dettagli. In questo modo Emiliano riesce a gestire bene i differenti momenti, immergendo bene il lettore nella situazione.

Perderai la testa è un albo di Dylan Dog diverso dal solito ma allo stesso tempo ne rispetta ogni sfaccettatura. Qualcosa di cui fare tesoro per ripartire.


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