#SergioBonelliEditore / Dylan Dog #377 : Non umano

Fabrizio Mancini

Il rischio più grande nel narrare storie è di cadere nella trappola dei cliché, e forse i cliché più prevedibili scattano nel creare incubi moderni, come in Dylan Dog. Non umano ne è purtroppo un esempio.

Una serie di strane aggressioni impegna la polizia e preoccupa i civili. Lo “strano” con Dylan Dog, diventa sempre soprannaturale. Partiamo proprio da questo, la natura del sovrannaturale di questo albo e la sua origine, sono una cosa già vista, anche in Dylan. Spesso si parte da una situazione banale (non in senso dispregiativo, ma semplicemente poco originale), per poi ritorcere il cliché contro se stesso. Questa volta non avviene, e il Non umano resta monodimensionale.

Il problema maggiore l’ho riscontrato in uno dei personaggi principali, l’agente Schroeder. Mi limiterò a descrivere senza spoiler le mie perplessità. Tracy Schroeder è un personaggio che risulta poco chiaro, sia per eventi a cui partecipa, sia per alcune scelte. Non sono uno di quelli che pretende spiegazioni di un evento o di un comportamento, ma il lettore deve poter conoscere un personaggio in modo da poter comprendere da solo il perché di queste decisioni, mostrando la vera natura del personaggio. In particolare c’è un rapporto che dovrebbe spiegare Tracy, rapporto che passa per varie definizioni, ma non viene mai effettivamente mostrato in modo da poter svelare la natura dei due personaggi.

Al di là di questo, Marzano, veterano di Dylan, costruisce una storia di una valenza sociale importante, giocando bene con i vari personaggi e le loro reazioni, utilizzando una narrazione semplice e estremamente scorrevole, pregio di questo albo.Accompagna bene il tratto di Camagni, un tratto che ricorda più i disegni dei vecchi Dylan Dog e non quello della corrente attuale, Camagni che mette in mostra un effetto realistico con estrema semplicità, lasciando molto spazio ai volti e alle espressioni, senza dover mostrare gli sfondi.

 


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