#Shockdom / Condusse Me: il viaggio introspettivo e universale di Rincione

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Condusse Me ha bisogno di una precisazione: ho vissuto con stupore, ingenuità, curiosità, catarsi ed emozione la lettura di quest’opera.

La ragione di una mia presa di posizione così netta (nel parlare di prodotti artistici si dovrebbe provare, se possibile, a scindere il proprio gusto soggettivo da una valutazione “oggettivante” o, almeno, palesare il proprio pensiero!) vuole evidenziare in realtà proprio il carattere peculiare di Condusse me: un diario sperimentale di un percorso emotivo dell’autore Giulio Rincione a cui invita i suoi lettori a partecipare.

Proprio per questo motivo un approccio del tutto tecnico ed oggettivo risulta tanto più difficile.

Passiamo (finalmente…) al libro Condusse Me pubblicato da Shockdom nella collana Fumetti Crudi e presentato in anteprima al Comicon 2019.

Tutto ha inizio da una soglia, una zona grigia che collega realtà diverse e permette al cosciente narratore e all’inconsapevole lettore di muoversi in uno spazio-tempo, etereo e discontinuo, seguendo la traccia di alcuni elementi scenici ciclici, l’eco di tematiche ricorrenti e la progressione di uno stile grafico audace e mutevole.

E’ un percorso complesso mai edulcorato o semplificato che dal buio guida l’ignaro avventore lungo un cammino formativo, verso una sorta di conoscenza.

Forse si dovrebbe parlare di approdo a una luce salvifica, ma non è questo il caso.

Il volume raccoglie 5 racconti che, seppur possano essere letti singolarmente perchè autonomi e autoconclusivi, compongono l’itinerario del protagonista (autore) in maniera integrale.

Condusse Me, infatti, cuce sapientemente insieme Amor condusse noi, le Storielline (albo del 2013 di pubblicazione indipendente con il collettivo Pee Show include tre brevi racconti a fumetti – Tubicino, Fiorellino, Il Canarino) e tre racconti ponte.

Grazie ad uno sviluppo narrativo imprevedibile riesce così ad affrontare i temi importanti dell’Essere nel mondo e nel tempo.

PERCORSI…

Tutto ha inizio con un bambino in un bosco che appare con sembianze spettrali e minacciose.

Il tronco di un albero è in realtà un varco, un Buco nel quale precipita (come Alice in Wonderland ma con molti, molti, molti meno personaggi buffi e animaletti carini…) ritrovandosi in uno spazio claustrofobico abitato da pochi anonimi oggetti.

Nel Tubicino vediamo lo stesso personaggio intento a liberarsi dei limiti umani e soprattutto del Tempo per diventare egli stesso Dio.

Adesso siamo in un appartamento ed è notte; qui un uomo coglie il valore della vita in un fragile Fiorellino.

E’ ben presto però (se mai ci sarà tempo) per un lieto fine e tornano a presentarsi rudemente nel terzo racconto di Storielline, Il Canarino, il senso di vuoto e assenza.

Siamo a quasi metà del cammino ma sul resto della strada non voglio e non posso dirvi di più e darvi ulteriori informazioni di trama.

Attraversarlo spetta a voi.

Le storie contenute nel volume hanno contenuti forti ed è molto affascinante seguire l’evoluzione dello stile che, oltre a sposarsi con il contenuto e con la trama, testimonia il passare del tempo autobiografico di Rincione fumettista.

Lo spettro cromatico da colori pieni e caldi sfuma fin’anche ad un bianco e nero aspro e ruvido.

Per lo più a tinte unite la colorazione è lo strumento per esprimere le emozioni e gli stati d’animo dei personaggi.

Rincione, dunque, non affida completamente la narrazione ai dialoghi che potrebbero, infatti, apparire enigmatici e a volte confusi, benché, a fine lettura acquisteranno la loro coerenza.

I testi, dunque, spesso dei limitati monologhi interiori, sono molto scarni: maggiore potere ha invece la forza delle immagini e dei disegni che, muovendosi dalla fiaba al grottesco, sono costellati di simboli e riferimenti.

I dettagli delle vignette sono funzionali ad un gioco di rimandi interni ed esterni al medium fumetto stesso, assumendo un peso centrale per la comprensione della storia.

… PERSONALI…

L’intero lavoro di Rincione è segnato da questa continua contrapposizione fra il troppo grande, l’indicibile, e il quotidiano, l’infinitamente piccolo.

La sensazione di frammentarietà che lega le vicende si arricchisce grazie alle particolari e diversificate scelte grafiche muovendosi tra ambientazioni tetre, tratti d’acquerello più delicati che stemperano e addolciscono le tavole e le linee fredde della penna.

Anche quando Condusse Me cita esplicitamente fra le tavole il debito formale pagato verso altri grandi autori come Egon Schiele e Dave McKean, l’autore stesso prova a sottolinearne una rispettosa distanza.

Condusse Me può essere definito come un suggestivo romanzo dell’Io immerso in società e alla ricerca di un ordine e di un posto per se stesso.

Il tono del racconto è introspettivo, come una confessione aperta. Permette al lettore “disponibile” di vivere egli stesso le emozioni dei personaggi dondolando tra sentimenti e stati d’animo molto significativi.

Un racconto sul cambiamento e sulla sua complessità, dotato di una tale capacità comunicativa da coinvolgere catarticamente il lettore in quella condizione di spaesamento, malinconia e rimorsi.

…E ARRIVO(I)!

Dopotutto, i personaggi del fumetto cercano di cambiare se stessi superando le loro paure e tagliando tutti i legami con il passato, conservando sempre una dimensione di sospensione amorale.

Il mondo interiore dell’autore diventa il pretesto, dunque, per affrontare tematiche socio-culturali e personali che si esprimono tanto nell’imposizione di uno standard da rispettare, quanto nella caducità del soggetto, simbolicamente personificato in un fragile fiore.

Voto: 9/10.

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