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The last of us 2? Un gioco paraculo
Daniel Spanò

Ci sono due premesse da fare prima di iniziare questa recensione: la prima è che, mio malgrado conterrà spoiler. La seconda, invece, è che questa recensione potrebbe sembrare polemica, ma non lo è.
È molto polemica.

Il mese scorso è uscito The last of us 2, seguito di uno dei giochi più iconici di tutto il brand playstation, a detta di molti, Capolavoro.

Non voglio entrare in merito all’utilizzo abusato che ultimamente si fa di questa parola,  sopratutto per questo The last of us 2 , sta di fatto che quando annunciarono questo secondo capitolo, io non avevo mai giocato al primo, nonostante tutti lo definissero un must. Quindi mi sono detto,” Ehi Denny, hai un canale YouTube, dovrai parlare di questa parte due, che fai non giochi al primo? “

Detto fatto, con Daniele ho organizzato piccola maratona , e niente, a me questo The last of us non ha convinto, ma anche li mi sono detto: hey denny, questo gioco ha 7 anni, potrebbe essere invecchiano malaccio non credi? Si, ma anche no. Nel senso non può essere invecchiato così male un gioco definito da tutti un capolavoro.

Perché tutto questo pippone? Semplice: anche il capitolo due mi ha lasciato perplesso.

Ma andiamo con ordine: Deciso a ricredermi su questa saga dove i post con scritto “capolavoro” si sono sprecati, prendo il gioco al day one, per organizzare una mini maratona  di 10 ore al Login gaming a Roma, insieme ai miei prodi compari: Il Mancio e Daniele.

Tornato a casa, e onestamente anche un po’ scocciato, butto TLOU2 nello scaffale, tra la pila dei “prima i poi li finirò”, in ottima compagnia tra l’altro, insieme a Sekiro e DBZ kakarot.

Ma qualcosa mi ronzava in testa, come cazzo è possibile che un gioco così, possa essere definito, quasi all’unanimità un capolavoro? Oh, sia chiaro, non è un brutto gioco.

Quindi mi armo di pazienza e decido di rigiocarlo, in modalità facile, volevo togliermi il pensiero prima possibile.

Lo finisco, in circa 20 ore. È un capolavoro? No, decisamente no. È un gioco fatto bene? Si, a livello tecnico si.
Ma il termine più giusto per definirlo è Paraculo.

Andiamo con ordine, Il gameplay.
Il sistema di gioco è una copia al 90% del primo capitolo, la novità sono davvero misere. Stesso sistema di combattimento, stesso stile di esplorazione, stessa modalità di crescita del personaggio. (e mi piacerebbe capire perché nei cassetti delle cucine americane si trovano proiettili, ma sorvoliamo)

Molti di voi diranno: “Ma dai, come potevi pretendere che il gameplay fosse stravolto, è perfetto così!”
In realtà me lo aspettavo e come. Questo stile di gioco fa parte di una vecchia generazione di console, ricordiamoci che il primo capitolo è uscito nel 2013 su ps3, ne sono passate di ore di gioco sotto i ponti in 7 anni cazzo. Senza parlare delle innumerevoli cinematiche e delle lunghissime sessioni di gioco dove si parla e cammina.

Quindi, pare sia ovvio che il lavoro di naughty dog sul gameplay sia stato davvero minimo.

Ma arriviamo a quello che tutti hanno osannato: La storia.

ATTENZIONE, PERICOLO SPOILER

 

La storia di TLOU parte 1, o meglio, il suo finale è stato probabilmente un azzardo per il team di sviluppo, un azzardo riuscito però, non era il classico happy ending, non c’erano i buoni o i cattivi ed il bene di uno è stato messo dinanzi al bene di tutti.

In questo secondo capitolo, c’hanno riprovato, partendo però da un punto diverso : Quello della vendetta.

Si, vendetta, tutto il gioco è basato su questo: Una tipa ammazza Joel ed Ellie, che va fuori si testa, organizza una spedizione punitiva per ammazzare tutti.

Già visto e rivisto, il che di base non è un problema, se non fosse che, Abby (la tipa che ha ammazzato Joel) è mossa essa stessa da un sentimento di vendetta. E indovinate perchè?
Ricordate il medico che Joel uccide nella sala operatoria dove stavano operando Ellie? Si, lui, quel personaggio di cui nessuno si ricorda è il padre di Abby.

Si poteva fare decisamente di meglio eh.

Ma arriviamo alla parte dolente: Verso la fine, o meglio, quando siete li, che credete di aver quasi finito, ecco che vi ritroverete a manovrare Abby.

Sorvolando sul fatto che un terzo del tempo sarete li a camminare e parlare senza sparare anche un colpo, questa sessione di gioco è un tentativo di farvi empatizzare con il cattivo, che, ad un certo punto, SENZA ALCUN MOVITO, si ritrova a rischiare la vita per salvare due ragazzini appartenente alle iene, o serafiti, chiamateli come volete, nemici del gruppo a cui appartiene abby.
Lei, una dei villan più stronzi della storia dei videogiochi. Oh, ma non sto esagerando, tutto l’arco narrativo di abby è basato su lei che deve salvare sti ragazzini. Tutto.

Il che, ai fini della storia è DECISAMENTE inutile.

Il terzo punto, che non ho intenzione di sviscerare, ma non perché ho paura di ripercussioni, ma perché non influisce la storia in positivo o in negativo è il Pussy Power.

Personalmente, ho trovato un po’ gratuita l’eccessiva caratterizzazione di Abby, talmente stereotipata di fare il giro e diventare una macchietta.

Ma ripeto, è solo una considerazione personale.

Ma Arriviamo alla conclusione, che altrimenti questo video diventa infinito.

C’è solo una spiegazione per cui questo gioco viene osannato così tanto: ovvero che i videogiocatori non sono abituati alle storie.

Quando leggi tanti fumetti, vedi tanti film e serie come ho fatto io, fai molto più caso alla trama di un videogioco, che di solito fanno da contorno ad un complesso gameplay, che va a sopperire la mancanza di originalità.

The last of us ha provato a sovvertire questa regola, limitando il gameplay all’osso, ma peccando di presunzione sulla stesura della storia.

E vi prego, non ditemi che una storia d’amore LGBT nel 2020 sia una cosa originale, dovrebbe essere la normalità.

Detto questo, so che molti di voi noi saranno d’accordo con me, quindi invito i più fanatici di voi ad insultarmi nei commenti, gli altri, quelli sani di mente, a darmi le vostre motivazioni.


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