#Tunué / La guerra di Minkiaman – Recensione

La guerra di Minkiaman di Gianni Allegra, edito da Tunuè, è un’opera spigolosa e cinica. E a volte lo diventa talmente tanto da far chiedere un time out al lettore.
Perché c’è violenza (forse troppa e il più delle volte gratuita), sesso e tutte quelle cose che arrivano al lettore medio come pugni in faccia: a partire dalla prostituzione (apparentemente unica professione disponibile per le donne in questa dimensione), per passare quindi alla mafia e al bullismo e arrivare infine a un maschilismo imperante.
A mettere a dura prova le convinzioni morali di chi legge, ci pensa però già la trama.
Il protagonista è Totuccio, un ragazzo che viene abbandonato dai genitori: Calogero, un tirapiedi della mafia locale che vive di furtarelli alle auto dei compaesani e Rosalia, donna debole, completamente sotto il controllo violento del marito.
A crescerlo sarà Osvaldo, l’anziano vicino di casa, che possiede tre cani, con i quali Totuccio è in grado di conversare.  
L’evoluzione successiva è data delle esperienze che formano il protagonista e lo instradano alla vita da adulto, che nel suo caso coincide con la presa di coscienza graduale del male, il quale esiste nel suo piccolo borgo e nella vicina città di Balarm Town.
Il toponimo è anglosassone, ma diversi elementi fanno pensare alla Sicilia, a partire dai nomi dei protagonisti stessi.
Totuccio viene dunque instradato al sesso da un paio di prostitute.
La narrazione prende proprio qui la piega supereroistica, quando al ragazzo risulta difficile ottenere un’erezione e una delle donne gli offre una pasticca di viagra.
La sostanza però non ha conseguenze visibili a livello sessuale: Totuccio ottiene piuttosto una forza sovrumana e comincia a lottare contro i criminali.
Il nome “Minkiaman” lo prende da una conversazione con uno dei bulli della cittadina che l’ha preso in giro precedentemente.
Questo gli chiede infatti cosa risponderebbe a una ragazza che gli dicesse «Totuccio, sono tutta fica» e il ragazzo, con un candore ineguagliabile risponde: «Che sono tutta minchia».
Questa è una frase a doppio senso, che sta a indicare sia eccitamento, sia idiozia e diventa in un secondo momento il paradossale nome del supereroe.
Minkiaman combatte e diventa la speranza di Balarm Town.
Lui che era partito come il più miserevole della cittadina stessa.
Un’opera da leggere, per guardare in un abisso che non è poi così distante dalla realtà.


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