#PaniniComics / “Venom” #1 e la dissezione di Eddie Brock

Venom 1
Fabrizio Nocerino

“B O O M !”
Venom photo 1
Un frastornante, rimbombante tonfo ci accoglie tra le pagine di Venom #1. Guerrieri vichinghi si ammassano a protezione di una porta gigantesca, invocando a gran voce l’arrivo del leggendario Beowulf. Sembrerebbe quasi di aver sbagliato fumetto, ma dall’ombra delle vignette, dal candore dei contorni bianchi, sbucano fuori fitti garbugli di liquame nero che avvolgono i guerrieri, soffocandoli nella loro stessa paura. Una voce fuori campo ci accompagna: é un incubo, quello che Ryan Stegman illustra con macabra cura di dettagli, denti e occhi che schizzano dalle orbite; é un incubo, ma non é l’incubo di Eddie Brock…é l’incubo del simbionte.

C’é qualcosa di erratico, di schizofrenico nelle prime parole di Donny Cates ai writing duties di Venom. Eddie Brock si alza dal suo letto, ancora scosso. La convivenza con il simbionte é diventata stremante, faticosa. Qualcosa si é spezzato, l’alieno Klyntar che vive dentro e fuori il corpo di Eddie é impaurito. L’ambiente é squallido e la notte terrificantemente buia. L’ambiente sudicio é decorato dall’immagine della depressione di Brock, costretto ad ingurgitare psicofarmaci per tenere a bada la voce del simbionte che, privo di pace, si rivolge al suo ospite costantemente, come un bambino che cerca risposte dal padre. Una chiamata alla radio ci aiuta ad inquadrare meglio questa fase nella vita di Eddie Brock, un protagonista che é stato tutto fuorché costante nel suo rapporto con la legge.

Cates, autore mai banale, decide di accostarsi alla versione Protettore Letale, ma siamo ben lontani dalla visione di David Michelinie e Mark Bagley del 1993. Occhio a non cascare nel gioco di paragoni senza una rete di sicurezza: questo Venom parla di un antieroe ma il simbionte é onnipresente, ossessivo, reagisce e soffoca i pensieri come il simbionte assassino che tormentava Brock durante L’Ultima Tentazione di Eddie Brock, una storia splendida scritta da Roberto Aguirre-Sacasa e disegnata da Lee Weeks. Venom Photo 2

Certo, quel simbionte era solo la proiezione mentale di un Eddie Brock ridotto ad un guscio vuoto, uno scheletro che a stento si reggeva in piedi, consumato dal cancro e desideroso di vendetta nei confronti di Peter Parker. Tuttavia, questo simbionte firmato da Donny Cates é fondamentalmente buono, nel fiume di ret-con degli scorsi anni abbiamo potuto assistere alla sua redenzione. É Eddie Brock ad avere ancora del marcio dentro, piuttosto.

A pararsi sulla strada di Venom é Jack Lanterna, impegnato a vendere armi a criminali da strapazzo. Anche qui, scegliere un villain di terza fascia come il buon Jack O’ Lantern (chiunque esso sia sotto la testa di zucca) aiuta Cates a prendere confidenza con il lettore.
Rick Remender utilizzó spesso Jack Lanterna durante la prima serie regolare dedicata a Flash Thompson nei panni dell’Agente Venom. Piú eroico, nobile ma meno esagerato della fase spaziale che ha fatto storcere il naso a tanti fan. Elementi familiari, echi dal passato, dunque, che si susseguono e  danno vita ad una catena di eventi che coinvolgono un sempre piú disturbato Brock. Una spirale discendente che Donny Cates sa benissimo come coronare, con lo strumento piú caro all’autore di fumetti: la decostruzione.

Venom scaglia al suolo l’inerme Jack Lanterna, come un animale rabbioso pronto a divorare la preda. La pagina successiva mette in mostra la potenza artistica di Ryan Stegman, JP Mayer e Frank Martin: quello che si para di fronte alla polizia é un mostro diverso, orripilante. Vene scarlatte pompano in superficie, gli occhi di Venom sono spariti e un grido alieno “come vetri rotti nella mente” si imprime nel lettore. Brock é inerme, un demone sembra aver preso il controllo del simbionte. L’istinto guida le fauci del simbionte, un behemoth nero pece che non si rende conto di poter porre fine a vite innocenti in un istante. Siamo di fronte ad un massacro, mancano solo pochi secondi…ed Eddie non puó fare nulla per impedirlo.

“T H O O M !”

Venom photo 3Un’esplosione ci porta altrove. Un uomo di nome Rex Strickland siede di fronte a Eddie Brock, pronto a rivelargli l’amara veritá: everything you know is wrong, tutto ció che sai é sbagliato. Venom, in questi ultimi anni, é spesso saltato di palo in frasca, dalle profonditá della Galassia con Brian Michael Bendis e Robbie Thompson fino allo psicotico, criminale Lee Pace di Mike Costa.
Lo stesso Costa che ha riunito Eddie Brock e Venom, ma senza alcuna vérve narrativa, senza mordente. Venom era “uno come tanti”, era un simbionte come i vari Phage o Lasher.
Ed ora, con un colpo di coda, Cates riporta il simbionte da Eddie Brock, soltanto per scoprire che quel legame unico, cosí forte, cosí puro, si posa su una base estremamente sottile, fatta di bugie e segreti mai rivelati. Il misterioso Strickland apre gli occhi non solo al nostro protagonista, ma anche a noi lettori: come abbiamo fatto ad ignorare degli elementi cosí semplici per piú di trent’anni? Cosa sappiamo davvero del simbionte?

Non c’é tempo per rispondere: ci sono degli uomini da salvare e l’aiuto di Eddie é fondamentale, per Rex. Ma ancora, non facciamo in tempo a godere di Ryan Stegman disegnare Venom sfasciare un camion che l’incubo si ripresenta, ammantato dal fuoco e dalla “voce antica” che torna a terrorizzare il simbionte, che abbandona Eddie al suo destino, come un lupo che mostra la pancia all’alpha del branco, sottomesso, impotente. Ormai é troppo tardi: l’incubo ha preso vita ed esplode in tutta la sua furia, stagliandosi su New York mentre la tempesta infuria. Finalmente, scopriamo il significato delle parole che tormentano Venom sin dalla prima pagina di questo #1: “Dio sta arrivando”.

Donny Cates é uno scrittore furbo, dove furbo non sta a sottolineare trucchetti ed espedienti narrativi per ottenere sensazionalismi, ma a evidenziare la capacitá di trovarsi al momento giusto, nel posto giusto, con l’idea giusta. Il giorno in cui Jason Aaron rese grande il suo Thor fu quando decise che il Dio del Tuono, come tutti gli dei, non era degno dell’amore e della riverenza dei mortali. Cates, che ad Aaron deve tantissimo (cosa che scopriremo sempre di piú, leggendo questa serie), gioca con lo stesso fuoco: ció che rendeva speciale ed unico Eddie Brock si rivela essere una menzogna. Il nostro set di conoscenze svanisce in un semplice dialogo. Qualcosa di piú grande, di piú oscuro si staglia all’orizzonte e minaccia di ucciderci tutti, in nome dell’Abisso.

Come accennato in precedenza, la decostruzione di Venom passa attraverso passaggi semplici e sotto gli occhi di tutti, ma incredibilmente mai sfiorati con Eddie Brock. Abbiamo visto come il simbionte reagisca a Peter Parker, a Flash Thompson, persino a Lee Pace. Ma non lo abbiamo mai visto confrontarsi in questa maniera con il suo “grande amore”.
Piú che un Nuovo Inizio, quello di Donny Cates & Ryan Stegman é un vero e proprio soft reboot: Eddie Brock mantiene le sue caratteristiche principali, il tormento, la psicosi, il dramma interiore di un uomo costantemente afflitto dal suo demone personale, ma offre una base facilmente accessibile a chi, del personaggio, non ha mai letto nulla. Ma soprattutto, e ancora piú importante, Donny Cates ribalta i canoni ponendo delle semplicissime, innocue domande, alle quali né Brock né il lettore sa rispondere.
Nasce l’intrigo, la curiositá. Nasce lo sviluppo di nuove dinamiche tra Eddie e il suo stesso simbionte. Si approfondisce un mondo che é stato troppo spesso bistrattato e maltrattato dagli scrittori che vanno e che vengono. Cates é qui per restare, per creare un nuovo mythos simbiotico, fatto di Déi e mostri.

Venom photo 4Per capire come funziona un personaggio come Venom e costruire un mondo ripartendo da Eddie Brock, “smontare il marchingegno” e capire operano gli ingranaggi all’interno non basta. É necessario un lavoro di precisione, che vada ad incidere a fondo in quello che era un cadavere ambulante.
Venom era diventato un personaggio che si muoveva di pura inerzia, solo grazie alla mai estinta popolaritá della creatura di Todd McFarlane.
Escludendo alcuni excursus d’eccezione (l’Agente Venom di Rick Remender e Cullen Bunn giá citato), Venom aveva perso ció che lo rendeva unico. I cambi di protagonista e di contesto hanno tramutato la nemesi dell’Uomo Ragno in un generico anti-eroe. Venom va dissezionato, accertandosi delle cause della morte e successivamente rianimato. Cates lo sa alla perfezione, tanto da sottolineare questo macabro processo in apertura del secondo capitolo.

“Nato e morto e rinato. Una serie di volte. Forse é questa la vera storia di Edward Allan Brock…l’uomo dalle mille seconde occasioni. Il re dei ritorni.”

Donny Cates e Ryan Stegman hanno riportato in vita Eddie Brock per “la piú bella storia di Venom di sempre”, come riporta Max Brighel in apertura d’albo. A noi lettori il compito di rilassarci, goderci il viaggio ed ascoltare le voci nella nostra testa.


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