#WildWildWest / Il buddy movie più sfigato di sempre

Fabrizio Mancini

Barry Sonnefiled non è il primo degli idioti, perlomeno non lo era a fine anni ’90 quando ha contribuito alla consacrazione di Will Smith, prima con Men In Black e poi con Wild Wild West.
Ma se il primo ha determinato un franchise che continua tutt’ora, anche se l’ultimo capitolo sembra stia deludendo molti, il secondo non ha avuto la metà del successo del suo “cugino”.
Come mai un Buddy movie ben congegnato, divertente, originale come Wild Wild West non ha avuto seguiti? Perché proprio uno dei motivi dell’ottima fattura di questo film lo ha condannato a rimanere un piccolo cult della generazione degli anni ’90.

Se mi doveste chiedere che genere è Wild Wild West non risponderei né western né steampunk.

Personalmente preferisco definirli sottogeneri, non proprio in senso generale, ma per questo specifico film.
Se lo ricordate, o se lo rivedete, fateci caso. Questi due “sottogeneri” agiscono in maniera saggia e oculata sulla storia, se non lo avessero fatto sarebbero stati solo uno “sfondo”, ma non sono determinanti. Il senso della storia americana, della guerra civile, è importante per la trama, inoltre il genere steampunk si adatta all’epoca in questione, l’800.
Il motore della storia è però un’altro, il rapporto tra i due protagonisti, il che porta a definire il genere esatto del film: Buddy Movie.
Questo da solo ha decretato la riuscita del film, la strana coppia Will Smith / Kevin Kline, nonostante sia comunque stereotipata, funziona, vista anche la caratura loro e quella degli attori che li accompagnano, uno su tutti Kenneth Branagh nel ruolo di  antagonista principale.

WILD WILD WEST, Kenneth Branagh, 1999

Allora cos’hanno di così controproducente i sottogeneri/ ambientazioni? Né il western e né lo steampunk hanno questo grande consenso popolare, sopratutto il secondo. Insieme diventano ancora meno inclusivi. Ne ho sentiti negli anni di persone che per quanto abbiano apprezzato questo film, non sopportavano la parte steampunk, o anche solo la componente western.
E se MIB ha reso la fantascienza più pop, Wild Wild West non c’è riuscito. Il perché è fin troppo facile. Sia Men in Black che Wild Wild West funzionano nel rendere plausibile la loro tecnologia nei rispettivi universi. Questo è quel concetto che viene chiamato sospensione dell’incredulità.

Ma se, nell’immaginario collettivo della fantascienza, MIB ha tutto a regola d’arte, in quello tipico del western non c’è lo steampunk.

Il western è un genere molto più grezzo, sciatto e crudo. L’aggiunta dello steampunk può risultare contrastante per alcuni, più adatta all’immaginario collettivo della Londra vittoriana.
Il western steampunk resta una cosa di nicchia per quelli come me che apprezzano le contaminazioni dichiarate dei generi.
Tra parentersi, la lungimiranza di Netflix è esemplare. Nel periodo in cui al cinema qualcuno aspettava il nuovo capitolo di MIB, sarà sicuramente venuta voglia di rivedere i vecchi capitoli.
A me sì.
Così sono andato su Netflix sperando nella cosa, ma non essendoci ho ripiegato su Willy il principe di Bel Air, mantenendomi sulla nostalgia degli anni ’90.
Magari col senno di poi sembra ovvio, certo nemmeno questo grande colpo di genio, ma a me era venuta voglia anche di Wild Wild West. Dopo qualche giorno scopro che era appena arrivato su Netflix.
Wild Wild West non sarà questo capolavoro, ma vale assolutamente il tempo di rivederselo.
Perché nonostante i 20anni si è mantenuto bene, e chissà che i tempi ora non siano maturi per apprezzarlo come si deve.


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